Tutti gli articoli su sesso

Gli uomini vengono da Venere, le donne da Marte.

Scritto da: il 04.01.11 — 1 Commento
Gli uomini vengono da marte, le donne da venere così è intitolato il libro bestseller internazionale di John Gray. Ma è proprio così? Non sarà invece il contrario, che le donne vengono da marte e gli uomini da venere? Non sarò certo io a smontare le teorie del Gray che in tutto il mondo hanno riscosso successo, ma io oggi dopo aver chiuso il telefono con l'ennesimo amico che si poneva grandi dubbi esistenziali sulle donne, ho cominciato a ripetere, dentro di me, il titolo di questo famoso libro. Ho pensato a me stessa e a loro: le donne. Alla fine sono giunta alla conclusione, che la femmina occidentale si è evoluta, mentre l'uomo fondamentalmente è rimasto sempre lo stesso. Vengo e mi spiego. Premettendo che non volevo essere offensiva nei confronti dell'uomo, l'evoluzione cui faccio riferimento io nella donna, credo abbia portato solo del male. Abituate per secoli ad essere ostracizzate in tutti i campi, appena abbiamo avuto la possibilità di "essere" e di "fare" è nata in noi l'esigenza di affermarci. E se ciò è stato un bene nel mondo, ad esempio, del lavoro, certo non lo è stato negli affetti. Ho veramente tantissimi amici uomini alla ricerca di una compagna, di una donna con cui passare la loro vita. Giovani e meno giovani che giornalmente si scontrano con queste amazzoni autoritarie, che vogliono fare sesso come e quando vogliono loro; che pretendono dal loro uomo una posizione sociale ed economica confezionata con un solitario da almeno 10 carati; che vogliono la loro libertà, ma vogliono essere ricercate e sorprese; che vogliono avere un figlio ma alle loro condizioni. Noi, per metterci al passo con gli uomini, abbiamo cominciato a parlare di sesso e a disquisire pure sulle prestazioni sessuali dei nostri compagni  senza renderci conto, che non facciamo altro che portarli all'impotenza. Vogliamo la galanteria ...

Franco Califano: “Uomoartista” tutto attaccato. Ha il suo vocabolario e la sua filosofia ma non glie rompe al Maestro

Scritto da: il 06.05.09 — 0 Commenti
Ho una chitarra per amica, e con voce malandata, canto e suono la mia libertà… È stata una bella avventura incontrare telefonicamente il maestro Califano, non è stato facile ma alla fine sono riuscita a conquistare un po’ di Franco. Roberto, il suo agente, mi aveva dato appuntamento per le 19:15. “Il maestro registra un programma a Cinecittà. Durante la pausa, tra le 19:15 e le 19:30, la contatteremo noi per l’intervista” mi aveva detto. Per l’ora fissata sono in redazione. Il telefono è accanto a me, il registratore pure, sono le 19:15 ma il telefono non squilla… alle 19:30, il telefono non squilla ancora e neanche alle 19:45. Alle 20:00 vado via. “Va bene” penso “l’intervista è andata a monte. Libertà che ho nelle vene, libertà che mi appartiene. Vivo la vita così alla giornata con quello che dà e mi vado a fare un aperitivo”. Alle ore 20:15 mi trovo in uno dei caffè più sereni e très chic di Catania. Sto per sorseggiare il mio negroni, ma il telefonino squilla… lo sapevo! È Roberto, che mi dice: “Ha tre quarti d’ora, da adesso, per intervistare Franco”. Cosa dovrei fare? Sono in un bar, lontana da un luogo tranquillo e se voglio fare l’intervista, mi sono concessi 45 minuti. Chiedo al cameriere, il permesso di mettere il viva voce per poter intervistare il Califfo. Mi viene concesso molto di più, la filodiffusione si spegne per registrare la telefonata, e per alcune persone, dipendenti del caffè, proprietario e clienti, la voce di Franco giunge lì, prima che qui. È inconfondibile la sua voce, la cadenza romana, e quel non so ché da… tutto il resto è noia. Se dovesse definire con un aggettivo Franco Califano… Un uomoartista, tutto attaccato... direi. (Franco ha il suo vocabolario NdR) Perché? Io sono un uomo che ...

Donna nel corpo di un uomo “Vi racconto i miei 31 anni e la mia operazione per cambiare sesso”

Scritto da: il 03.05.09 — 3 Commenti
Si tienes un hondo penar, piensa en mi. Si tienes ganas de llorar, piensa en mi… …Piensa en mi cuando sufras cuando llores también piensa en mi* [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=83b_KNcduOk[/youtube] Apro questo racconto con le parole di una dolce e triste ballata spagnola. Nutro la speranza di riuscire a rendere, a voi lettori, i sentimenti che si nascondono dietro la storia di Andrea (qui nome di fantasia). Saranno state le sue parole o i suoi caldi lineamenti latini a farmi venire in mente le ambientazioni di un film di Pedro Almodovar, in cui si raccontano storie di vita, di amore, di sofferenza e di speranza. Perché si, mia cara Andrea, io in te, vedo pure la speranza. C’era una volta ad Acireale in provincia di Catania, nel 1977, un neonato che viveva con la mamma e i due nonni. Il papà era in prigione e seppure questa mancanza fosse reale, quel bimbo crebbe amato e coccolato come il più bello dei gioielli.  “Dormivo nel letto con i miei nonni- ricorda Andrea con gli occhi che luccicano- ho vissuto con loro fino a 10 anni”. A cinque anni, quel bambino scoprì la sessualità “all’asilo guardavo gli altri ragazzini ed ero convinta di essere una femminuccia- mi spiega – pur avendo il pene, ho scoperto di essere un uomo solo nell’età dello sviluppo”. Andrea giocava con le bambine ed i nonni gli regalavano le barbies, una alla settimana. Voleva fare le pulizie a casa, ed i parenti non si stranivano di questo comportamento, non si ponevano troppe domande e comunque lo amavano così come era. Nel frattempo Andrea a 6 anni indossava i vestiti della mamma, convinta che da grande avrebbe dovuto vestire a quella maniera. Andrea si definisce uno sbaglio della natura: una donna nata nel corpo di un uomo. “I miei genitali non si sono neanche mai sviluppati” mi spiega. Se ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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