Teoria dell’ufficio stampa

Scritto da: il 14.10.10
Articolo scritto da . Sono informazione, Sono la giornalista che tiene tra le dita una sigaretta. Sulla mia scrivania c'è polvere, una baraonda di fogli vecchi e nuovi, conti da pagare, il cavo dell'iPod, la busta baga, una tazza di tè risalente a tre giorni, gli spiccioli e questo computer. Amo e odio l'informazione, per lei vivo e non ho vita. Per lei rinuncio alla mia personalità perchè io sono notizia. Bella, triste, falsa, stupida, ricca, squallida, penosa, irreale. Io sono tutto questo grazie all'informazione e non sono niente.

In fatto di giornalismo, c’è un argomento di cui non ho mai parlato: l’Ufficio stampa. Diciamo subito che  se un giornalista, in Sicilia, vuole riuscire a tirare avanti deve avere la fortuna o di ottenere un contratto con la famiglia Ciancio o di poter curare un ufficio stampa.

Esclusa la prima “opzione”, visto che i contratti cui io faccio riferimento non si fanno più, l’ufficio stampa è un’ ottima possibilità di guadagno. Personalmente ho sempre creduto che questa attività non avesse niente a che vedere con il giornalismo, ma certo non posso dire di avere sputato su questo piatto che spesso che mi ha dato opportunità di guadagno non indifferenti almeno in rapporto ai lavori di giornalismo che ottenevo.

Il mio inizio è stato a 18 anni con uno stage al comune di Catania al tempo d’oro degli addetti stampa del sindaco Umberto Scapagnini. In circa 6 anni da quell’ufficio sono passati milioni di stagisti, ma io ho avuto la fortuna di essere tra i primi e di lavorare con i grandi. Veri e proprio insegnanti, che poi per svariate ragioni o sono andati in pensione o hanno preso un’altra strada o sono stati malamente allontanati per mancanza di denaro al tempo della grande crisi del comune.
In circa 5 mesi ho imparato i primi rudimenti e conosciuto tutto il mondo del giornalismo catanese. Il mio mentore, primo addetto stampa del comune di Catania, appena 18 enne mi infilava nelle grandi conferenze stampa, seduta tra assessori e sindaci a fare resoconti impossibili di argomenti per me allora allucinanti. Il risultato, lo ammetto, era pessimo.

Negli anni ho avuto il “culissimo” di beccare altri uffici stampa e di cominciare ad essere rertribuita. A 19 anni ho rifiutato di essere la portavoce nazionale di Compagnia della Bellezza, solo perchè avrei dovuto partire ogni fine settimana. A 20 anni mi sono ritrovata addetto stampa dell’allora nuovo Psi con la possibilità, quando erano in Sicilia, di gestire le conferenze stampa di personaggi politici di rilievo come Bobo Craxi.

In seguito avrei gestito numerosi e differenti uffici stampa. Enti, rappresentanze di musulmani e persino Arcigay (gloria a Paolo Patanè, attuale presidente nazionale, che mi ha aiutato a scrivere interi capitoli della mia tesi in diritto ecclasiastico sui pax).

Al sud però manca la cultura dell’ufficio stampa. Spesso negli enti, che non ho nominato, mi sono trovata ad essere confusa per una segretaria e qui non voglio denigrare il lavoro di segreteria ma sottolineare che si tratta di mansioni differenti.

Alcuni mi presentavano i comunicati stampa già belli compilati e mi ordinavano di fare i fax. Dimentichi che, in realtà, il mestiere dell’addetto stampa è decondificare un linguaggio troppo tecnico o al contrario sgrammaticato in linguaggio giornalistico, insomma trasformare un fatto in notizia accessibile a tutti.

Oggi godo dell’onore di lavorare per un ente illustrissimo alle dirette dipendenze di una mente illuminata nel campo dei trasporti italiani. La mia posizione è invidiatissima e felicissima. Se devo dire la verità, ciò accade perchè il mio boss non è neanche lontanamente siciliano e ha una cultura enorme, non solo perchè sia un proffessore della Federico II di Napoli ma anche perchè è un manager di altissimo livello.

Dopo essermi sdilinquita in elogi nei confronti del capo, tranquilli lui non legge il mio blog, quindi non è che anche adesso sto svolgendo attività di ufficio stampa, il punto è che ci vuole proprio fortuna. Nono solo perchè bisogna trovare prima di tutto l’ufficio stampa, ma poi anche perchè il meglio sarebbe essere alle dipendenze di una realtà consepevole che l’addetto stampa non è segretario, ma un giornalista.

E siccome la fame in Sicilia è nera, in quest’occasione, non posso fare a meno di lanciare strali contro i colleghi giornalisti. Qui non mi riferisco a giovani leve, ma a firme importanti del giornalismo catanese. Colleghi a cui fino a qualche tempo fà mi sarei rivolta con reverenziale rispetto solo per la loro anzianità, ma si tratta, aimè, di colleghi che negli ultimi mesi mi hanno letteralmente infilato pugnali nella schiena.

Il buon cameratismo tra compagni di lavoro vuole che il giornalista che debba realizzare una determianta intervista si rivolga, se è consapevole che c’è un ufficio stampa,prima di tutto al collega che gestisce la comunicazione. Più di una volta invece i miei cari compagni di scrittura, già affermati, già contrattualizzati altrove, hanno invece trovato più comodo rivolgersi direttamente al boss.  Questo fatto, se il mio “assistito” fosse stato un becero, avrebbe potutto mettermi in cattiva luce.

E allora non solo in Sicilia manca lavoro, per di più hai la sfortuna di doverti confrontare con i giornalisti che non gli basta quello che già hanno ma che agiscono con l’intento di arraffare tutto in maniera poco elegante.

L’ambiente isolano ci porta tutti ad essere e ad agire da morti di fame, ma vi prego signori, abbiate sempre la classe, ricordando che il giornalista è un essere al di sopra di tutto, che ha l’onore di informare.

Punto

  • Pingback: Fabiola Foti

  • marilyngin

    fabiola sei grande ti ammiro..

  • http://www.lacapa.it/ LaCapa

    Ufficio stampa anch’io, ma finora nessun problema coi colleghi. Per il resto, boh, pur facendolo continuo a credere che un giornalista – uno che all’onore di informare ci crede davvero – non possa né debba accontentarsi di fare comunicazione (istituzionale e non).

    Certo, se non ci fosse il bisogno di mettersi a scrivere comunicati per guadagnarsi qualcosa di cui vivere, informazione e comunicazione sarebbero molto meglio distinte. Ma il problema, a questo punto, sta proprio alla base.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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