Le redazioni del dolore e poi lei mi chiede i contributi…. ma cara presto arriverranno acne, pressione alta e crisi di panico

Scritto da: il 05.11.09
Articolo scritto da . Sono informazione, Sono la giornalista che tiene tra le dita una sigaretta. Sulla mia scrivania c'è polvere, una baraonda di fogli vecchi e nuovi, conti da pagare, il cavo dell'iPod, la busta baga, una tazza di tè risalente a tre giorni, gli spiccioli e questo computer. Amo e odio l'informazione, per lei vivo e non ho vita. Per lei rinuncio alla mia personalità perchè io sono notizia. Bella, triste, falsa, stupida, ricca, squallida, penosa, irreale. Io sono tutto questo grazie all'informazione e non sono niente.

Ancora oggi dopo avere avuto a che fare con gli editori più immondi ho sempre adottato un atteggiamento di rispetto nei loro confronti.

Per la loro anzianità, per il fatto di essere i miei datori di lavoro, per il semplice fatto di darmi sempre e comunque l’onore di poter lavorare.

L’unica volta che non l’ho fatto è stato quando sono stata licenziata perchè mi sono rifiutata di rifare un letto e in seguito, perchè non ho voluto minacciare un mio intervistato. In quella occasione la figura dell’editore coincideva con quella del direttore e quando seppi da un cameraman che ero stata licenziata. Lo chiamai al telefono e gli gridai “Direttore, lei non capisce un cazzo di giornalismo”

Eppure lui fu uno dei miei più grandi maestri.

Mi svegliavo ogni giorno alle 6 del mattino per arrivare puntuale a lavoro. Alle nove squillava il telefono e lui mi urlava: “Signorinaaaaaaa, si svigghiassi u’saggu”. In parole povere voleva dire: forza, vada a lavorare giù in strada e vada a trovare uno scoop.

Non gradiva che occupassimo delle conferenze stampa, voleva che trovassimo noi la notizia e devo dire che fù un grande insegnante. Che ci volete fare, aveva il vizietto di minacciare i politici in cambio di soldi per mandare avanti la televisione.

Ho visto centinaia di macchine blu fermassi davanti la redazione e portare dentro valigiette, ho visto assegni volare come stormi di uccelli a ridosso delle campagne elettorali.

Ma la cosa che mi attraeva di più è che lui otteneva le informazioni, lui sapeva tutto. Cacchio, se avesse utilizzato questa sua bravura diversamente… io mi nascondevo dietro le porte, e siccome non ho mai goduto di un buon udito (amo sentire la musica h24 direttamente sulle mie orecchie) i mie appostamenti non sortivano effetti.

Vecchio, abrutito, dimostrava molto di più della sua età, rimasto vedovo era “fidanzato” con un pezzo grosso, 30 anni più giovane, di una televisione nazionale.

Un ladro, un ricattatore eppure uno dei pochi che mi abbia lasciato qualcosa. Mi sfruttava indecentemente, mi chiamava domenica sera per comunicarmi: “Fra un ora si va in diretta, trovi una notizia o lei non è una giornalista”.

Alla fine mi beccai uno dei miei primi famosi esaurimenti nervosi.

15 giorni dopo trovai lavoro in un’altra redazione… Su di loro non ho niente da dire, poco prima di compiere il sesto mese di lavoro fui licenziata in tronco insieme ad altri tre. Il danno e la beffa, non beccai nemmeno la disoccupazione. E dire che erano stati i primi a mettermi in regola. Questa esperienza passò in sordina. I mie colleghi di lì non mi insegnarono niente. E infatti non vado fiera di questo momento della mia vita.

Ricordo una cosa però, quando presero me, assunsero altre persone nella redazione catanese. A quei tempi l’azienza contava 700 dipendenti in tutta la Sicilia.

Il motivo è che un grossissimo politico catanese  dilapidava una montagna di soldi pubblici per mantenere questa tv.

I cazzi arrivarono, nel momento in cui l’editore ebbe un piccolo screzio col politico. La decisione fu immediata. Licenziamento per metà azienda…

Questo pomeriggio una carissima fanciulla mi ha chiesto di poter ricevere la documentazione attestante il pagamento delle ritenute, necessario per poter prendere il tesserino di giornalista pubblicista.  Vengo e mi spiego. Sono stata il direttore/editore di un giornale per tre anni. E siccome il mio giornale era un progetto ambizioso che non prendeva soldi dalla politica, ha chiuso e non senza debiti. Convinti che ci fosse la pubblicità, gli sponsor nel momento di crisi hanno deciso di non pagare più lasciandoci nei guai.

Chiusi i battenti, ho dovuto salvare il salvabile e cercare di pagare prima di tutto la tipografia che minacciava azioni legali. Ho pagato subito gli aspiranti giornalisti che nell’immediato avevano bisogno della documentazione perchè dopo due anni di attività potevano presentare domanda all’albo. Ho tralasciato invece quelli che anche se collaboravano con altre realtà ancora non avevano maturato il tempo necessario.

In fondo i soldi io non li avevo.

E oggi la tipa mi scrive

Oggetto: C’è chi suda per il tesserino

“Sarebbe anche bello sapere che fine hanno fatto le nostre ritenute d’acconto…”

Le ho già risposto che domani mattina può ritirare tutto, ho pagato da diverso tempo…

Ma la cosa mi ha a dir poco inviperito. Cosa ne sapete voi, del dolore, del sudore che veramente ci vuole. Solo stamattina sono stata umiliata dal mio editore solo perchè vuole trovare il modo di ridurmi lo stipendio e sono 11 fottutissimi anni che mi brucio la vita e la giovinezza per fare sto cazzo di lavoro.

A 17 anni uscivo da scuola, non avevo la macchina e facevo un chilometro di corsa a piedi per raggiungere la redazione della prima televisione dove ho lavorato e registrare con una voce asmatica il servizio che doveva andare in onda alle 13.50.

Forza giovani andate a prendervi questo strafottuto tesserino di giornalista pubblicista. Io devo sopportare le angherie di chiunque per arrivare finalmente a settembre del 2010 per fare gli esami di giornalista professionista. Solo il 2 dicembre del 2008 sono stata messa in regola con un contratto che mi permette di fare gli esami. E cacchio faccio questo lavoro da 11 anni.

Non sono uscita la sera per studiare e per lavorare, ho pianto lacrime di sangue, quando già riuscivo a fare i miei primi documentari e a 24 anni da laureata una stronza ignorante di direttore mi strappava i miei articoli solo per farmi notare la sua superiorità

Brutta stolta  che mi scrivi C’è chi suda per il tesserino fino a prosciugarti, tanto a suderai. Mi è venuta l’acne a 26 anni, la pressione alta a 25, le crisi di panico dai 24 in sù.

E adesso scusa ma vai a farti fottere.

Perdonami ma oggi mi hai beccato troppo male… Proprio oggi dopo che il mio editore mi ha mandato a fare in culo ed io per giunta gli ho procurato un intervista in esclusiva…

Sono logorroica ma mi resta solo questo perchè domani vado a lavorare faccio finta di niente e poi mi metto a studiare per riuscire, Dio volendo, a fare l’avvocato.


carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | WebStrategist (area test) | Hosted by MediaTemple