Gli orrori grammaticali giornalistici

Scritto da: il 08.10.10
Articolo scritto da . Sono informazione, Sono la giornalista che tiene tra le dita una sigaretta. Sulla mia scrivania c'è polvere, una baraonda di fogli vecchi e nuovi, conti da pagare, il cavo dell'iPod, la busta baga, una tazza di tè risalente a tre giorni, gli spiccioli e questo computer. Amo e odio l'informazione, per lei vivo e non ho vita. Per lei rinuncio alla mia personalità perchè io sono notizia. Bella, triste, falsa, stupida, ricca, squallida, penosa, irreale. Io sono tutto questo grazie all'informazione e non sono niente.

La mia maestra alle elementari diceva sempre che facevo tantissimi errori di ortografia, ma che avevo una grande fantasia e scrivevo da adulta. I miei errori, secondo lei, erano di distrazione. Verissimo. Per tutta la mia vita ho scritto, ma a dire il vero qualche errore mi è sempre scappato proprio perchè scrivo con foga, presa dalla mano ubriaca che va sul foglio. Da qualche tempo però mi sento la regina della scrittura, almeno paragonata a quello che mi tocca, quando mi ritrovo a leggere articoli di aspiranti giornalisti.

E’ prassi comune ritenere che un giornalista vero è colui che non necessariamente sa scrivere, ma che sa come trovare la notizia. Ebbene, causa lavoro credo di avere incontrato centinaia e centinaia di aspiranti giornalisti che, nell’ammettere di essere ancora inesperti in ambito giornalistico, millantano invece una bravura eccelsa nella scrittura.

Oh oh oh oh (è una risata) mi chiedo da dove si tragga tale convizione. A parte trovarmi davanti persone che hanno una povertà lessicale spaventosa (cosa che aborro perchè l’italiano è spendido proprio perchè ricco di migliaia di parole che si assomigliano ma al contempo differiscono), mi confronto con soggetti che non sanno dove stia di casa la grammatica, l’ortografia e la punteggiatura. Sì, proprio la punteggiatura, scheletro portante della scrittura, è una cosa difficilissima, lo ammetto. Ritengo di non essere ferratissima nel campo, ma c’è gente che è proprio negata. Persone che non conoscono regole basilari e che mancano completamente di ritmo. Le virgole diventano troppe o inesistenti. I due punti si utilizzano come fossero punti e virgola e a proposito di punti e virgola, ma dove sono finiti? Tempo addietro durante un corso di giornalismo, il prof. (giornalista affermato e professionista) disse: “sono schifosissimi e arcaici, bisogna evitarli nella scrittura”. Ridicolo, meglio pessimi voti che ammazzare questo segno di interpunzione.

I periodi, per molti, sono lunghissimi. Ho visto servizi televisivi che proprio perchè sintentici, erano costruiti su un’unico periodo. Immaginate 10-15 righe, tutte collegate tra di loro, in un contorto periodo che si perde in un labirinto in cui non ci può neanche Arianna con il suo filo. E’ vero, i lunghi periodi possono essere anche ammissibili, ma solo per Umberto Eco, non per giovincelli che nella loro vita hanno letto, si e no, 10 libri compresi quelli scolastici.

Il lessico, lo ribadisco, è spaventoso. Quanto vale un articolo scritto con milioni di parole diverse. Se da una parte è vero che il linguaggio giornalistico deve essere semplice, è anche vero che non si può esagerare. Il rischio concreto è quello di trovarsi davanti ad un articolo pieno di ripetizioni o banale e piatto. Un mio vecchio caporedattore mi costringeva a riscrivere gli articoli perchè c’erano troppe parole difficili.

Mi è capitato di incappare letteralmente in centinaia e centinaia di persone che volevano scrivere, ma ricordo solo due grandi. Luisa Santangelo, dio l’abbia in gloria, che ho sempre il piacere di leggere nel suo blog/sito lacapa e il buon vecchio Antonino Reina che purtroppo leggo un pò meno giacchè ha preso la strada del tribunale.

Dal punto di vista formale ricorderò sempre il caro Andrea Maglia, per anni, mio unico e personale correttore di bozze. Un esempio vivente di grammatica con le gambe.

Un bacio a tutti e come direbbe uno (Il Capitano), che se la cavava pure a scrivere: “Buon Vento”.

  • Pingback: Fabiola Foti

  • http://www.rottaversosud.tk Capitano

    Leggo. Ricordo. Sorrido.

    BUENA VIDA

    …e buon Vento!

  • http://www.lacapa.it/ LaCapa

    Non credevo che ti piacesse davvero come scrivo. Beh, grazie mille.

    E buon vento! ;)

  • Gianpiero

    Cominciamo da te:
    - perchè e giacchè richiedono l’accento acuto;
    - “convizione”, “spendido”, “sintentici”;
    - “si e no”, sì con l’accento;
    - dio meriterebbe la D maiuscola;
    - pò sarebbe po’;
    - e sorvolerei sull’uso del congiuntivo (inesistente), sui periodi senza verbo e, infine, oltre a lottare per la sopravvivenza del punto e virgola, battiti anche per la sopravvivenza del punto esclamativo!

    Mi scuso a priori se ho omesso altri eventuali errori. Si tratta solo di quelli che ho notato alla prima rapida lettura.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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