Franco Califano: “Uomoartista” tutto attaccato. Ha il suo vocabolario e la sua filosofia ma non glie rompe al Maestro

Scritto da: il 06.05.09
Articolo scritto da . Sono informazione, Sono la giornalista che tiene tra le dita una sigaretta. Sulla mia scrivania c'è polvere, una baraonda di fogli vecchi e nuovi, conti da pagare, il cavo dell'iPod, la busta baga, una tazza di tè risalente a tre giorni, gli spiccioli e questo computer. Amo e odio l'informazione, per lei vivo e non ho vita. Per lei rinuncio alla mia personalità perchè io sono notizia. Bella, triste, falsa, stupida, ricca, squallida, penosa, irreale. Io sono tutto questo grazie all'informazione e non sono niente.

Ho una chitarra per amica, e con voce malandata, canto e suono la mia libertà…


È stata una bella avventura incontrare telefonicamente il maestro Califano, non è stato facile ma alla fine sono riuscita a conquistare un po’ di Franco. Roberto, il suo agente, mi aveva dato appuntamento per le 19:15. “Il maestro registra un programma a Cinecittà. Durante la pausa, tra le 19:15 e le 19:30, la contatteremo noi per l’intervista” mi aveva detto. Per l’ora fissata sono in redazione. Il telefono è accanto a me, il registratore pure, sono le 19:15 ma il telefono non squilla… alle 19:30, il telefono non squilla ancora e neanche alle 19:45. Alle 20:00 vado via. “Va bene” penso “l’intervista è andata a monte. Libertà che ho nelle vene, libertà che mi appartiene. Vivo la vita così alla giornata con quello che dà e mi vado a fare un aperitivo”. Alle ore 20:15 mi trovo in uno dei caffè più sereni e très chic di Catania.

Sto per sorseggiare il mio negroni, ma il telefonino squilla… lo sapevo! È Roberto, che mi dice: “Ha tre quarti d’ora, da adesso, per intervistare Franco”. Cosa dovrei fare? Sono in un bar, lontana da un luogo tranquillo e se voglio fare l’intervista, mi sono concessi 45 minuti. Chiedo al cameriere, il permesso di mettere il viva voce per poter intervistare il Califfo. Mi viene concesso molto di più, la filodiffusione si spegne per registrare la telefonata, e per alcune persone, dipendenti del caffè, proprietario e clienti, la voce di Franco giunge lì, prima che qui. È inconfondibile la sua voce, la cadenza romana, e quel non so ché da… tutto il resto è noia.

Se dovesse definire con un aggettivo Franco Califano… Un uomoartista, tutto attaccato… direi. (Franco ha il suo vocabolario NdR)

Perché? Io sono un uomo che va a cercare di rivivere le cose belle della vita e poi le riferisce all’artista, che sono sempre io, e a sua volta, le trascrive per gli altri.

Cosa si nasconde dietro questa persona? Si nasconde, ah ah, il diavolo… e l’acqua santa. No, va bene, si nasconde una persona sensibile e romantica; bèh romantica non troppo, però sicuramente sono generoso, buono e coraggioso.

Il brano “La mia libertà” riflette la sua personalità? La libertà è la parola più importante del mio vocabolario, come dico sempre. Per me è una canzone molto particolare!

La vecchiaia può tangere il califfo? No, assolutamente no, non mi interessa proprio la vecchiaia. Neanche ne parlo mai, non fa parte del mio vocabolario.

Definizione di donna… Tutto, è tutto.

Ha una compagna adesso? No – ride maliziosamente – no, ho delle amicizie, non una in particolare…

Lei pensa che la frigidità non esista? Lo ha affermato più volte… Non esiste, è sempre colpa dell’uomo.

Non esistono più uomini veri? … Sempre di meno, date le lamentele delle donne.

Si definisce controcorrente? Si certo. Contro certe regole.

Il miglior cantautore? I francesi: Charles Aznavour; Georges Brassens; Renaud; Leo Ferrè. Insomma questi.

Lei come cantautore è diverso, non ha mai cantato la politica. No, io no – risponde stizzito -

Ma perché? E perché devo cantare la politica? Perché prendere un giornale e poi trascrivere su una musica sette righe che leggo su un quotidiano. No, non mi interessa… sono canzoni che non lasciano traccia, ed infatti ho ragione.

Che ricordo ha di Mina, che ha cantato sue canzoni? Con lei ho un rapporto di amicizia, mi piacerebbe vederla, ma so che è difficile.

Quante donne ha avuto il califfo? Tante, tante, tante… – ride ancora malizioso – tante.

La donna più bella? Non c’è una donna più bella. Le donne aumentano in bellezza, l’uomo ha un calo in questo senso. La donna più bella del mondo è quella che più delle altre, ti dà vibrazioni, più delle altre ti piace, ti fa sangue…

Perché non ha mai voluto sposarsi? No ma, non è mai troppo tardi, si può sempre fare. Ritengo di essere maturo adesso per poter convivere con una donna.

Parliamo del carcere, come è stata la sua esperienza? La mia esperienza – per la prima volta, mi appare contrariato – è nota a tutti. Ma come è stata? Positiva, tutte le brutte cose che si vivono, risultano essere poi esperienze positive.

Lei ha promosso una serie di concerti in carcere, attraverso un associazione, perché? Perché so quello che si prova là dentro e so che magari una mia visita potrebbe fare piacere, potrebbe portare un po’ di umanità. Io mi sento uno di loro ed io parlo il loro stesso linguaggio.

Lei ha una cattiva opinione dei giornalisti… L’avevo e ce l’ho ancora di alcuni. Ci sono quelli a cui rivolgo la mia stima ed il mio rispetto… e poi ci sono gli scribacchini, quelli non mi interessano.

Secondo lei un giornalista può rovinare la vita di un uomo. E come… È accaduto per lei? Certamente a me hanno rallentato la carriera. Mi hanno danneggiato abbastanza; poi siccome i veri valori escono fuori e allora lì non c’è giornalismo che tenga.

Rimpianti? No, niente e nessuno.
È la mia ultima domanda per Franco, attraverso il telefono sento una campana e qualcuno che dice a Califano di andare in scena, sono trascorsi così i miei 45 minuti con Franco tra amore, noia, libertà e nessun aperitivo.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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