Donna nel corpo di un uomo “Vi racconto i miei 31 anni e la mia operazione per cambiare sesso”

Scritto da: il 03.05.09
Articolo scritto da . Sono informazione, Sono la giornalista che tiene tra le dita una sigaretta. Sulla mia scrivania c'è polvere, una baraonda di fogli vecchi e nuovi, conti da pagare, il cavo dell'iPod, la busta baga, una tazza di tè risalente a tre giorni, gli spiccioli e questo computer. Amo e odio l'informazione, per lei vivo e non ho vita. Per lei rinuncio alla mia personalità perchè io sono notizia. Bella, triste, falsa, stupida, ricca, squallida, penosa, irreale. Io sono tutto questo grazie all'informazione e non sono niente.

Si tienes un hondo penar, piensa en mi.
Si tienes ganas de llorar, piensa en mi…
…Piensa en mi
cuando sufras
cuando llores también piensa en mi*

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Apro questo racconto con le parole di una dolce e triste ballata spagnola. Nutro la speranza di riuscire a rendere, a voi lettori, i sentimenti che si nascondono dietro la storia di Andrea (qui nome di fantasia). Saranno state le sue parole o i suoi caldi lineamenti latini a farmi venire in mente le ambientazioni di un film di Pedro Almodovar, in cui si raccontano storie di vita, di amore, di sofferenza e di speranza. Perché si, mia cara Andrea, io in te, vedo pure la speranza.
C’era una volta ad Acireale in provincia di Catania, nel 1977, un neonato che viveva con la mamma e i due nonni. Il papà era in prigione e seppure questa mancanza fosse reale, quel bimbo crebbe amato e coccolato come il più bello dei gioielli.  “Dormivo nel letto con i miei nonni- ricorda Andrea con gli occhi che luccicano- ho vissuto con loro fino a 10 anni”.


A cinque anni, quel bambino scoprì la sessualità “all’asilo guardavo gli altri ragazzini ed ero convinta di essere una femminuccia- mi spiega – pur avendo il pene, ho scoperto di essere un uomo solo nell’età dello sviluppo”. Andrea giocava con le bambine ed i nonni gli regalavano le barbies, una alla settimana. Voleva fare le pulizie a casa, ed i parenti non si stranivano di questo comportamento, non si ponevano troppe domande e comunque lo amavano così come era. Nel frattempo Andrea a 6 anni indossava i vestiti della mamma, convinta che da grande avrebbe dovuto vestire a quella maniera. Andrea si definisce uno sbaglio della natura: una donna nata nel corpo di un uomo. “I miei genitali non si sono neanche mai sviluppati” mi spiega.
Se la sua prima infanzia era trascorsa nella spensieratezza, non fù lo stesso per gli anni a venire. Il papà, tornato a casa, non comprendeva quel figlio, “mio padre mi ignorava- rammenta -però non lo rimprovero per questo, do la colpa alla vita che ha vissuto, all’ignoranza…”. I bambini, alle elementari, sanno essere davvero cattivi, “Sei maschio o femmina?” glielo ripetevano fino allo sfinimento. Andrea, a scuola, dovette imparare a nascondersi. Lui, che voleva esprimere se stesso, doveva reprimere. A 14 anni, diede il suo primo bacio ad un uomo di 33 anni, sposato, “con determinati vizi”, sottolinea Andrea. Il primo rapporto completo fù a 19 anni “aspettavo il principe azzurro, ma non arrivava- mi racconta ridendo, la sua voce, però, è amareggiata -e mi diedi al primo che capitò, stanca di aspettare”. Le chiedo se si sia mai pentita di ciò che ha fatto, prontamente mi risponde di no, ma dopo una piccola pausa sembra ripensarci, ed in fondo, non si piange sul latte versato. Al liceo (artistico) Andrea visse un periodo migliore; poteva accennare, sul viso, il trucco ed ignorare i cattivi, di una piccola città, che ridevano alle sue spalle. Cominciò a frequentare le discoteche gay,  usciva vestito da uomo e rientrava a tarda notte da donna. Rispondeva agli annunci degli uomini sui giornali, a quei tempi non c’era internet, funzionava tutto con il fermo posta… Pur avendo il supporto della madre e delle zie, si rivelavano comunque inadeguate a fronteggiare la situazione di questo “ragazzo”.

E come ogni favola che si rispetti, ad un certo punto, Andrea incontrò due amici “I miei due angeli- dicce commossa -loro, mi hanno insegnato tutto” due ragazzi (Renato ed Alessandro anche questi, purtroppo nomi di fantasia) gay, che capirono subito la diversa situazione in cui si trovava Andrea, lei era una donna e come disse un giorno  Alessandro “doveva diventare una donna”. Si lasciava truccare da loro come una bambola, non tornavano a casa per giorni, a volte mesi, alla scoperta del mondo all’esterno, un mondo gay tanto ristretto da risultare persino a Catania (città del meridione che vanta il più alto numero di locali gay) squallido. Un ambiente, che agli occhi della nostra protagonista, appare misero, costruito su risentimenti che si trasformano in cattiveria gratuita verso il prossimo “si tratta di ghetti dove tutti si conoscono- spiega -cercano di farti del male, perché sono stati feriti dalla vita.

Le peggiori discriminazioni le ho forse vissute proprio tra coloro che avrebbero dovuto capirmi di più. E poi molti gay, disprezzano quelli come me. Fortunatamente, io, posso dire di aver incontrato anche delle persone che mi hanno amata e guidata, come Renato ed Alessandro”. Sono proprio loro che spingono Andrea a diventare una regina della notte, una drag queen. Contemporaneamente comincia anche la trasformazione fisica, Andrea assume sotto la guida di un endocrinologo gli ormoni, 2 grammi al giorno di estrogeni, compare un piccolo seno e la barba comincia a trasformarsi in peluria, anche grazie all’aiuto di cerette e laser. Andrea diventa una grande artista; tra piume di struzzo, paillettes, veli, cappelli brasiliani alti un metro pieni di frutta e fiori, calze dorate, trucco fosforescente e zeppe da 30 centimetri. Durante gli spettacoli gli uomini si innamorano di lei, convinti di trovarsi davanti una donna, le coppie litigano per gelosia. Andrea riceve le proposte più ambigue, molte coppie sposate le offrono menage a trois in cambio di un buon mantenimento, alcuni le chiedono anche di andare a vivere nella loro casa “certe cose le devi avere nel sangue- mi confida orgogliosa –io non ho avuto bisogno di vendermi per diventare quella che sono. L’operazione del cambio sesso è completamente gratuita… non è necessario battere”.

In questo periodo, Andrea matura sempre più la sua idea di diventare donna a tutti gli effetti, i soliti due amici e la mamma le cuciono i vestiti spettacolari, lei continua a somministrarsi ormoni, gli effetti collaterali non mancano: due ricoveri per colica renale (gli estrogeni attaccano i reni), sbalzi d’umore, crollo delle difese immunitarie, ritenzione idrica.
Guadagna 300 euro a spettacolo. Vestita in un attillato abito di swarovski, interpreta Whitney Houston e vince un concorso regionale di drag queen, ma non le basta neanche questo. Il rapporto con gli uomini è disastroso, non è facile trovare il principe azzurro, questi principi la vogliono così: donna ma anche un po’ uomo. Lei, invece, vuole essere solo una donna per un uomo.  Nel 2002 comincia la terapia con lo psicologo, sono necessari due anni di analisi per poter far richiesta al tribunale del cambio sesso (la domanda viene presentata presso il tributale dove ha sede il richiedente). “E’ un continuo lavaggio del cervello” racconta, lo psicologo le chiede ad ogni seduta se è sicura di voler diventare donna e se è consapevole del fatto che non potrà avere figli una volta operata “mi dicevano così, e non sapevano che io ero già una donna”. Dopo numerose perizie psicologiche e mediche (al procedimento, che si svolge a porte chiuse partecipa il giudice, uno psicologo di parte con una dichiarazione giurata, uno psicologo nominato dal giudice ed un medico, di solito endocrinologo, anche lui nominato dal giudice) Andrea ottiene il permesso di potersi operare. Gli ospedali a cui si rivolge sono quelli di Trieste, Napoli e Roma.

La lista d’attesa per chi si opera con la mutua, può durare anche anni, la nostra, presenta domanda a Roma, ma il tempo trascorre inutilmente. Nel 2004 fa gli ultimi spettacoli, compra un biglietto per andare a Napoli e si mette anche qui in lista, non ritornerà più dalla Campania come uomo, ma come donna. Il suo intervento che ha ad oggetto la trasformazione del pene in vagina dura 5 ore. Sono necessari due mesi prima che Andrea possa essere dimessa dall’ospedale,  ha continue emorragie, problemi di cicatrizzazione e la paura che la neo vagina si richiuda, come spesso accade a chi si sottopone ad un tale intervento. Trascorre un mese in camera iperbarica. I primi tempi, è un inferno fare la pipì. La famiglia le sta accanto soltanto durante la prima settimana, è necessario far ritorno in Sicilia. “In quei giorni non mi sentii mai sola, dormivano con me la notte, le persone estranee, donne che si erano operate o persone che si trovavano in ospedale per far visita ad altri pazienti” racconta “mi davano i loro pigiami, certuni lavavano la mia biancheria”. Il seno Andrea lo ha rifatto a Roma, sempre grazie alla mutua, pochi mesi dopo. Trattandosi di un’operazione “terapeutica” le è stato realizzato un seno proporzionale alla sua corporatura (un metro e 75 per 68 Kg scarsi). Il pomo d’adamo si attenua grazie alla cura di ormoni, ma Andrea non ha mai avuto un grande pomo d’adamo.  A pagamento comunque si può intervenire chirurgicamente sia sulle corde vocali che sul pomo. Andrea fa ritorno a casa e malgrado siano necessarie ulteriori 8 operazioni ad anestesia locale per guarire completamente dalle emorragie che la perseguitano per più di 4 anni, non si pente mai. A maggio di quest’anno le comunicano, durante un controllo di routine, che ormai è guarita. Per tutta la vita, dovrà fare uso di ormoni ma non importa, perfino nei suoi documenti, attraverso procedimento di rettifica, è stato cambiato il suo sesso e il suo nome. Mi mostra il codice fiscale, fiera di avere scritto “sesso: F”. “Nel mio atto di nascita c’è scritto bambina” mi dice ridendo, proprio come una bimba. Andrea oggi è una vera principessa, una principessa che sogna il principe (forse non più azzurro), che vuole adottare dei figli a cui dirà la verità solo da adulti. Andrea desidera lavorare ma ad Acireale tutti la conoscono e tutti la deridono. Gli uomini non si innamorano di lei, ma non riescono a presentarla ai suoi genitori.

Non è facile trovare un lavoro, ma lei ci prova pronta a svolgere qualsiasi mansione. Mi trovo davanti questa bellissima fanciulla, molto più femminile di tante altre nate donne, ha gli occhi grandi i capelli lunghi, ricci e neri che le sfiorano i fianchi. Mi racconta che mentre mi raggiungeva in redazione persino l’autista di un autobus ha fermato il veicolo per chiederle se desiderasse un passaggio. Andrea è una principessa, ma è una principessa che non potrà mai sposarsi in chiesa. Gli unici documenti che non è riuscita a cambiare sono quelli richiesti per il matrimonio ecclesiastico, il certificato di battesimo, di comunione e di cresima. Ma che colpa ha lei, se è nata incastrata in un corpo che non le apparteneva? Questo, miei cari lettori, è un articolo al gusto di favola. C’è la principessa, ci sono i buoni, i cattivi e le magie che trasformano le cose…

*”Piensa en mi” di Luz Casal colonna sonora del film di Pedro Almodóvar  “Tacchi a Spillo” (1991)

Considerazioni di diritto ecclesiastico
…Perché il matrimonio non è più finalizzato alla procreazione!
In seguito al concilio Vaticano II che si è concluso ufficialmente nel 1965, la Chiesa ha accolto le rinnovate esigenze della società che naturalmente si evolve. Viene abbandonata l’antica concezione del matrimonio finalizzato al concepimento della prole (e conseguente educazione dei figli). L’unione, in seno al chiesa cattolica, viene definita come “intimae vitae et amoris coniugalis”. Nella nuova concezione, viene in primo piano proprio l’unione coniugale, chiaramente si realizza un capovolgimento della gerarchia dei fini del matrimonio. La chiesa vaticana colloca su uno stesso piano l’amore coniugale e l’educazione dei figli. Una tale interpretazione, alla base del matrimonio cattolico, appare  evidentemente in contrasto con il divieto, posto a tutti i transgender operati, di poter convolare a nozze secondo rito della Santa Chiesa Cattolica.

  • Mushin

    Incredibile. Chiaramente la contraddizione (perenne del resto) che vive la Chiesa Cattolica è davvero incredibile. Più che posizioni difficilmente condivisibili, trovo che l’assurdità stia proprio nel mantenimento delle contraddizioni.

  • fabiola

    @ Mushin:
    Credo che proprio in questo momento la chiesa stia facendo delle scelte davvero opinabili. La conduzione di Papa Ratzinger è rigida e allontana l’istituzione ecclesiastica dalle persone. Ma questa ormai, sta diventando una vecchia storia.
    Benedetto XVI era l’uomo degli studi e delle regole. Sarebbe stato lui a creare il famoso codice che impone il silenzio quando un prete si rivela pedofilo.
    Il papa in Africa dice che non si deve utilizzare il preservativo…
    e così via
    Le coppie di fatto erano una realtà lontana al tempo del Papa “giovane” wojtyla, figuriamoci oggi

  • Mushin

    @ fabiola:
    Vero. Alla fine resta la tristezza di vedere un’istituzione già di per sé obsoleta, che non vuole neppure tentare di rinnovarsi…

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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