Un giorno in pretura (al tribunale di Catania)

Scritto da: il 14.01.10
Articolo scritto da . Sono informazione, Sono la giornalista che tiene tra le dita una sigaretta. Sulla mia scrivania c'è polvere, una baraonda di fogli vecchi e nuovi, conti da pagare, il cavo dell'iPod, la busta baga, una tazza di tè risalente a tre giorni, gli spiccioli e questo computer. Amo e odio l'informazione, per lei vivo e non ho vita. Per lei rinuncio alla mia personalità perchè io sono notizia. Bella, triste, falsa, stupida, ricca, squallida, penosa, irreale. Io sono tutto questo grazie all'informazione e non sono niente.

Steno volle raccontare con un film un (tipico) giorno in pretura, e come dargli torto, le aule di un tribunale mettono a nudo l’umanità. Non solo imputati in attesa di giudizio, ma anche i loro familiari, i giudici, le guardie penitenziarie, i cancellieri, i segretari, gli avvocati, il loro seguito ed i semplici curiosi che si trovano lì, un pò come me ieri.

Già dalle 8.30 i difensori cominciano a fare capolino in aula. Alle 9.00 l’aula scoppia di avvocati e praticanti al seguito, l’importanza di un difensore è data dalla lunga coda: uno stuolo di laureati (talora già avvocati) più o meno giovani che seguono il “mastro”, non per collaborare a quel che accadrà di lì a poco, ma, per tenere uno la borsa, l’altro il codice penale, l’altro ancora il codice di procedura penala e così via, fino a porgere anche la toga “sacramentale” al mastro, al momento opportuno.

Foto0021Se poi si tratta di un processo con ad oggetto una bella associazione a deliquere, come nel mio caso ieri, la cosa diventa ancora più interessante, perchè ciò comporta che gli imputati siano almeno 3, ognuno di loro può nominare più di un difensore, fate voi il conto di quanti ce ne fossero in mia presenza.

All’esterno ci sono i familiari degli imputati, almeno 4 generazioni, più amici e conoscenti. Avrò contato i figli ancora neonati (e come riescono a fare figli se passano tutta la loro vita in carcere, in effetti sempre per la stessa ragione, non riesco neanche a capacitarmi di come facciano a delinquere), mogli, genitori, nonni e perfino zii. Non escludo fossero presenti anche i bis nonnni e presto capirete perchè.

Io ho già preso posto all’interno, tra il pubblico.

Foto0024Alle 9.30 fanno il loro ingresso in aula i giudici, ed è proprio a quel punto che credo di essermi persa qualcosa. Perchè ad un certo momento, mi sono trovata sommersa dai parenti che prima erano fuori; in aula sono entrati i detenuti. Passati da un ingresso posteriore accompagnati dalle guardie penitenziare, ammanettati, nella zona a loro destinata, dietro le sbarre.

Credo di aver vissuto un’esperienza bibblica allorquando i parenti hanno invaso l’aula. Mi sono sentita l’esercito egiziano sommerso dal Mar Rosso ad un cenno di Mosè.

E non vi nascondo che il momento goliardico è stato proprio questo. I parenti hanno cominciato a salutare, a gridare verso il proprio congiunto, le mogli diciassettenni ad issare bambini verso il padre “assente”. Qualcuno ha detto: ” O’ pigghia a nanna” (traduzione: porta qui la nonna), qualcun altro allora ha risposto: “Iu na pigghiu” (traduzione più o meno: io non posso). Allora è arrivato il primo urlo del magistrato per calmare queste acque. A seguire il secondo urlo per fare uscire i bambini piangenti dall’aula, che di norma non possono certo assistere ad un’udienza.

Foto0022Si comincia, ma loro, gli imputati diretti interessati non ascoltato, non sentono neanche il pubblico ministero che racconta i fatti e si augura il massimo della pena per loro: circa 15 anni ad andar bene. Sono lì, con un’aria inebetita a fare gesti ai loro congiunti, a salutare come possono con due mani legate, a mandare baci e a parlare in labiale.

All’impiedi i giovani, seduti con me, con indosso i loro vestiti migliori, i più anziani tra cui la recuperata “nanna” di prima. Qualcuno arriva in ritardo, si tratta dei ragazzi che lavorano, quelli che magari hanno appena fatto uno scippo e poi vanno al tribunale per assistere al processo del fratello…

Purtroppo non potrò raccontarvi altro poichè il pubblico ministero ha cominciato la sua narrazione dei fatti, una narrazione tediosa, che mi ha fatto compredere la scarsa bravura del pm come oratore. Un’attitudine che ha portato ad estraniarsi gli imputati, i cari vecchi parenti tutti, e perfino gli avvocati, per non parlare dei praticanti, figure avulse lì casualmente, forse più di me.

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carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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