Sicilian tragedi: bella tagghiata i facci

Scritto da: il 09.01.10
Articolo scritto da . Sono informazione, Sono la giornalista che tiene tra le dita una sigaretta. Sulla mia scrivania c'è polvere, una baraonda di fogli vecchi e nuovi, conti da pagare, il cavo dell'iPod, la busta baga, una tazza di tè risalente a tre giorni, gli spiccioli e questo computer. Amo e odio l'informazione, per lei vivo e non ho vita. Per lei rinuncio alla mia personalità perchè io sono notizia. Bella, triste, falsa, stupida, ricca, squallida, penosa, irreale. Io sono tutto questo grazie all'informazione e non sono niente.

Oh staresa mi sono, come si dice, fatta i fianchi così, insomma mi sono presa una bella soddisfazione. E bravo ad Ottavio Cappellani che ha scritto Sicilian Tragedi che non ho avuto il piacere di leggere, ma di cui ho goduto la messa in scena teatrale per lo stabile di Catania.

Per una come me, pane per i suoi denti, l’idea di fondo è una parodia siciliana di Romeo e Giulietta, dove i genitori vogliono e la Giulietta in questione si rifiuta, ma in sè e per sè, è riduttivo parlare di questo spettacolo e soffermarsi solo su questo elemento.

Quello che mi ha proprio colpito di siclian tragedi è che rappresenta un vero e proprio ritratto dell’attuale Catania. La mafia che va a braccietto con la politica, il rapporto tra i palermitani ed i catanesi, il giornalismo venduto ed il caso La Sicilia che chiede soldi alla politica per pubblicare qualsiasi notizia, gli assessori alla cultura, comunali e provinciali, che propinano al popolo la sagra come cultura, il puppismo sfrontato, la movida forzata e gastronomica, i figghi ‘i buttana e i “Minchia“.

E si, minchia a profusione al Teatro Stabile per un pubblico molto spesso perbenista e che altri non è protagonista di ciò che vede. Ahhh, che avrei dato per avere l’assessore alla cultura Fabio Fatuzzo al teatro vicino a me, o l’assessore provinciale  Nello Catalano.

Mi sarebbe bastato anche solo l’assessore di San Giovanni La Punta, comune oltremodo preso di mira. Avrei voluto vedere le loro faccie mentre un Mimmo Mignemi vestiva le loro vesti con frasi: “il futuro della cultura dell’Etna sono le sagre: il pistacchio di bronte, u pisci fritto nei comuni a mare…” ahh si, hai pienamente ragione Ottavio Cappellani, il sindaco, senatore e padrino di Bronte Pino Firrarello sembra che abbia scritto con te le parti politiche di Sicilian Tragedi.

Ma non è elegante soffermarsi nei particolari. Però sono lieta di aver visto un pò di sana verità in un tempio come lo Stabile, votato al sistema. E poi i miei complimenti al regista Guglielmo Ferro, che ha darci un’ottima trasposizione teatrale del libro.

I complimenti agli attori catanesi tutti insieme per l’occasione ed in particolare Guia Jelo, Sebastiano Tringali, Mimmo Mignemi, Gino Astorina, Filippo Brazzaventre

Ecco la scheda ufficiale del teatro stabile

INFORMAZIONI

di Ottavio Cappellani
scene Stefano Pace
costumi Françoise Raybaud
musiche Massimiliano Pace
luci Franco Buzzanca
regia Guglielmo Ferro
con Ida Carrara
Guia Jelo, Sebastiano Tringali, Mimmo Mignemi,
Gino Astorina, Filippo Brazzaventre, Stella Egitto, Francesca Ferro,
Plinio Milazzo, Aldo Toscano, Agostino Zumbo

e gli allievi della Scuola d’Arte drammatica “Umberto Spadaro”
produzione Teatro Stabile di Catania

Trama e critica

Due boss rivali: Pirrotta l’anziano e Turrisi il più giovane. Turrisi che si innamora della figlia di Pirrotta. L’occasione per un “matrimonio di stato mafioso” che potrebbe sancire la pace tra le due famiglie e la creazione di una cosca invincibile. Ma nessuno ha fatto i conti con la Betty: “l’archetipo della buttanaggine in quaranta chili di tettine e sandali”. Un Romeo e Giulietta “al contrario”, dove le famiglie sono d’accordissimo, mentre è la ragazza a ribellarsi. Sullo sfondo, la rappresentazione del vero Romeo e Giulietta di Shakespeare, tra assessori alla cultura, messe in scene d’avanguardia, attori dialettali e feste aristocratiche.

“Ci si lamenta, e con ragione, della progressiva scomparsa della commedia di qualità, tanto al cinema quanto al teatro. Caso vuole che ora quel genere ricompaia nelle pagine di uno scoppiettante libro dello scrittore catanese Ottavio Cappellani … Una scrittura festosa, esorbitante, infarcita di termini dialettali e di erotismo voyeuristico” Franco Marcoaldi – La Repubblica

“Ottavio Cappellani torna a raccontarci le storie della Catania da bere … Una città in fermento, uomini e donne griffati da capo a piedi… macchine di gran marca… occhiali da sole, i-Pod, happy hour, solarium sugli scogli di Polifemo, insalate di polpo sul mare, cellulari con suonerie invadenti, sms ammiccanti, mogli e amanti alle prese con l’elaborazione del lutto, gay disinibiti… Una movida continua che potrebbe far pensare un po’ a Barcellona e un po’ a Beirut” Ranieri Polese – Corriere della Sera

“A Shakespeare hanno fatto di tutto, e da talmente tanti secoli, che sembrava impossibile inventare qualcosa di originale. Ottavio Cappellani riesce nell’impresa, intrecciando “Romeo e Giulietta” con le guerre di mafia, il teatro elisabettiano e la tragedia greca, le rappresentazioni barocche e la commedia di costume, la comicità di Nino Martoglio e le sagre del pesce spada … L’antico e il nuovissimo si sfiorano facendo scintille” Mariarosa Mancuso – Il Foglio

“Linee narrative, tra le più evidenti delle quali indicherei la linea siciliana, che non è solo Verga e Capuana, De Roberto e Pirandello, i capostipiti moderni, ma Tommasi, Sciascia, Bufalino, Consolo, con forti connotati ideologici e, oggi, con forti connotati linguistici, Camilleri e Cappellani, con tre generazioni tra i due” Folco Portinari – L’Unità

“Cappellani ha scelto l’arma leggera di un’ironia metafisica … una narrativa nuova e coraggiosa, che sa elevare le rampogne e i vizi delle italiche genti a materia letteraria di qualità … Cappellani è uno dei narratori che davvero potrebbero imprimere una svolta al discorso letterario” Sergio Pent – Tuttolibri, La Stampa

“Leggere Sicilian Tragedi, il cui spunto è la messa in scena di Romeo e Giulietta in Sicilia, con una compagnia di attori e due famiglie mafiose, significa divertirsi per oltre trecento pagine senza respiro” Angelo Ascoli – Il Giornale

“La città erotica e letteraria di Vitaliano Brancati ieri, e di Ottavio Cappellani oggi” Pietrangelo Buttafuoco – Panorama

“The sheer energy and velocity of this merry farce will sweep readers away” Publisher Weekly

Ottavio Cappellani è nato a Catania nel 1969. I suoi libri sono tradotti in oltre 30 paesi. Il suo primo romanzo (Who is Lou Sciortino?) è stato inserito nel Reading The World 2007 (i migliori 40 libri tradotti in America) insieme a autori come Robert Musil, Margherit Duras, Gabriel Garcia Marquez, Gunter Grass. Sicilian tragedi (Sicilian tragedee) sarà pubblicato in America il 14 ottobre 2008 dalla Farrar Straus & Giroux.


  • Alessandro Puglisi

    Scusa Fabiola: ma se dici che non l’hai ancora letto, il libro, come fai a dire che la trasposizione è buona?
    Per il resto, a me lo spettacolo non è piaciuto granché, sebbene abbia trovato il secondo atto decisamente migliore del primo…

  • http://biancoenero.blogdo.net fabiola

    @ Alessandro Puglisi:
    io non ho ho fatto un confronto tra il libro e lo spettacolo teatrale proprio perchè il libro non ho potuto leggerlo, però da spettatrice ho sicuramente rilevato che lo spettacolo a me è piaciuto.
    Quanto alla tua valutazione è il secondo atto che ho trovato più banale, se proprio devo dirlo. In primo luogo perchè mi è sembrato affrettatto e con gang da villaggio turistico, le battute banali sul purgatorio, l’inferno ed il paradiso e il finale dell’attrice/prostituta oltremodo banale.
    Per alcuni è il linguaggio troppo spesso scurrile del primo atto che infastidisce, ma credo che sia la soluzione dell’autore per scuotere il pubblico dal suo torpore.

  • http://www.rottaversosud.tk Capitano

    Io ho letto il libro ma non ho visto lo spettacolo.
    Sono d’accordo sulla tua recensione, in particolare nel parallelismo con l’attuale situazione catanese.

    Io però ho mosso una critica personale al libro: l’uso eccessivo di un linguaggio molto colorito. Ad esempio, mi piace molto Camilleri e anche nei suoi libri troviamo il tipico intercalare siculo e qualche parolaccia… ma, secondo me, con eleganza; stessa cosa non mi sento di dire per il libro di Cappellani, a tratti un po’ volgarotto.
    Ma è una riflessione personale.

    BUENA VIDA

  • http://biancoenero.blogdo.net fabiola

    @ Capitano:
    si capitano capisco perfattamente, infatti ho avvertito subito quello che stai ravvisando, ma come ho già detto credo di potere trovare una giustificazione in Cappellani, poi sai è una questione stilistica, secondo me, e qui mi trovo d’accordo con l’autore a volte bisogna essere violenti e diretti per attrarre anche le masse, ma tu d’altro canto non concordi con questo concetto delle masse… quindi semplice questione di stile.
    Camilleri spesso mi ha lasciata indifferente, ma io rappresento gli interessi del volgo…

  • gabriele arena

    Lo spettacolo è piaciuto moltissimo anche a me, ho ammirato il lavoro gli attori, del regista, della coreografa (che ha valorizzato i nuovi talenti della scuola come meglio non si poteva) e quello di tutte le maestranze. L’ho definito ‘una svolta’, ma rimane comunque pur sempre un auspicio,il mio, più che una certezza, forse è stata solo un’accidentale alchimia, speriamo di no. In quanto alla ‘bella tagghiata di faccia’, considerando che vanno di moda cordate volte a sdoganare certo malcostume e destinate ad arrivare lontano, suscitando al massimo lo sdegno dei bigotti per qualche minchia in più, modererei l’entusiasmo per il consenso ‘sociale’ ed il rammarico per non aver avuto seduto accanto un qualche politico durante la replica. Staremo a vedere cosa altro lo Stabile sarà in grado di fare, a prescindere dal perbenismo di parte del suo ammaestrato ed imbalsamato pubblico. Lo stile non riguarda solo il modo di scrivere. Nella messa in scena, però, è stato un momento di teatro contemporaneo di alto livello.

  • Francesca

    Signori! Vi prego!
    Non nascondiamoci dietro al dito del “non si fa!”, “non è perbene!”…per 2 o 3 “minchie” che coloriscono abitualmente i fraseggi verbali di tutti poi!
    Certo, il fatto che ci si concentri solo sul linguaggio, che a mio modesto parere è FINALMENTE un linguaggio diverso che riesce a trovare una sua ben precisa collocazione, senza rischiare di essere confuso con quello di qualcun’ altro, conferma il fatto che l’apparenza e la forma hanno, ancora una volta, avuto la meglio sul contenuto.
    Contenuto che sottende un altissimo livello culturale e che, con la sua messa in scena, avrebbe voluto far riflettere su ben altro!!!
    Non dimentichiamoci qual era il fine originario del teatro (dove TUTTO è pemesso!) e, piuttosto, speriamo che questo sia l’inizio della fine di un “teatro” (e mi fa orrore chiamarlo così!), in cui pur di non mettersi i discussione, si continuano a propinare, anno dopo anno, sempre gli stessi spettacoli, seppur con diverse regie, in cui chi la fa da padrone sono solo gli scenografi!!!
    Brava Fabiola, titolo davvero geniale!

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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