NUN TE REGGAE PIÙ-MA IL CIELO È SEMPRE PIÙ BLU

Scritto da: il 14.01.12
Articolo scritto da . Sono informazione, Sono la giornalista che tiene tra le dita una sigaretta. Sulla mia scrivania c'è polvere, una baraonda di fogli vecchi e nuovi, conti da pagare, il cavo dell'iPod, la busta baga, una tazza di tè risalente a tre giorni, gli spiccioli e questo computer. Amo e odio l'informazione, per lei vivo e non ho vita. Per lei rinuncio alla mia personalità perchè io sono notizia. Bella, triste, falsa, stupida, ricca, squallida, penosa, irreale. Io sono tutto questo grazie all'informazione e non sono niente.

Ma il cielo è sempre più blu cantava Rino Gaetano, malgrado tutto. Forse il cantautore ha scritto le parole di questo brano per i giorni che viviamo oggi, un momento storico in cui abbiamo perso tutto e non ci resta altro che sorridere, affidarci alla satira, ove ci è permesso, e continuare ad andare avanti perché comunque il sole sorge ancora.

La nostra classe politica si comporta come fossimo nel medioevo e l’istituto del feudo fosse ancora in uso, il significato più arcaico di feudo è possesso del bestiame e noi, cittadini, siamo come bestiame. Abbiamo meno diritti di quelle mucche con il marchio all’orecchio. Ci muoviamo entro il recinto da loro segnato, convinti di essere liberi, ignari di fare parte del loro disegno per diventare sempre più ricchi e più potenti.

Si accaparrano un pezzo di terra, lo depauperizzano, pretendono di esserne signori, creano delle gerarchie fatte di clientelismo, dove “tu mangi, perché io signore te le permetto”. Nominano vassalli, valvassori e valvassini e poi c’è questa sterminata massa di popolo, che però li ha anche messi al potere. E non si stupisca nessuno se presto sarà istituito l’istituto dello ius primae noctis.

Con lo stesso sguardo vacuo di una mucca al pascolo, assistiamo impotenti ad un presidente della regione pluri imputato, così per il sindaco di Catania.

Si diceva che, il popolo nomina i suoi politici e li rende potenti, ma forse si sbagliava, perché se si guarda alla rappresentanza odierna di Palazzo d’Orleans, ci si rende conto che ne è passata di acqua sotto i ponti da quei tre anni, in cui abbiamo espresso il nostro sacro voto. Sembra una vita fa ed invece sono trascorsi solo tre anni, ma del nostro voto non è rimasto niente, abbiamo visto 1-2-3-4-5 (abbiamo perso il conto) Lombardi ricostituirsi con rappresentanze variegate e che pescano da ogni parte, solo allo scopo di tenersi la poltrona. Alla fine, non ci ricordiamo più neanche per che cosa abbiamo votato, non abbiamo più memoria dei nostri ideali. La prima volta, la stampa da notizia di queste nuove alleanza, ma col tempo non è più una novità, che l’assessore di sinistra è al fianco di un Lombardo che forse, se ricordiamo bene, alle regionali, per esempio, era contro Giuseppe Lumia.

E poi, signor sindaco di Catania, se così la possiamo lecitamente chiamare, ma perché chiude sempre più le porte del comune? Palazzo di città si chiama tale perché è aperto ai suoi cittadini; lei, che si è caratterizzato per prendere le sue decisioni in maniera tanto discrezionale quanto impavida, sia coraggioso anche con il popolo e lo affronti, accolga il frutto di quegli alberi di povertà che ha piantato in una città a cui non resta altro che venire a piangere presso la sua porta.

E così come abbiamo aperto ci rifacciamo ancora al nostro Rino Gaetano in chiusura, questa volta pensando però ad un altro celebre brano nun te reggae più.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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