Il rancio Bolognese

Scritto da: il 26.10.10
Articolo scritto da . Sono informazione, Sono la giornalista che tiene tra le dita una sigaretta. Sulla mia scrivania c'è polvere, una baraonda di fogli vecchi e nuovi, conti da pagare, il cavo dell'iPod, la busta baga, una tazza di tè risalente a tre giorni, gli spiccioli e questo computer. Amo e odio l'informazione, per lei vivo e non ho vita. Per lei rinuncio alla mia personalità perchè io sono notizia. Bella, triste, falsa, stupida, ricca, squallida, penosa, irreale. Io sono tutto questo grazie all'informazione e non sono niente.

Decisamente ogni luogo è quello giusto. Per fare cosa? Ma che domande, per scrivere naturalmente.

E’ ufficiale sono un’infiltrata della biblioteca regionale dell’Emilia Romagna. Vengo e mi spiego. Da mezzogiorno di oggi sono una viaggiatrice senza tetto, l’albergo ha  buttato fuori me ed il mio bagaglio da Mary Poppins. E dato che io sono una terrona non abituata al freddo cane che fa da queste parti, altro non mi è rimasto che rifuggiarmi in questo luogo. Impadronitami  di una password e di un nome utente. Ho preso posto presso uno dei tanti computer che qui sono utilizzati da persone serie per consultare banche dati.  A dire il vero sto facendo la brava, non sto neanche pensado di aprire il mio profilo fb, anche se la tentazione è tanta…

Ma cosa ci faccio io a Bologna? Vi direi compre, ma in realtà son venuta qui perchè si mangia da dio. E’ notoria la mia passione per il  buon cibo, la cucina emiliana non poteva sfuggire al mio palato. Certo, tra ristoranti raccomandati dalla routard, mi è capitato anche di dovermi interfacciare con qualcosa di nuovo per me. Il self service degli impiegati…. ebbene avete in mente quelle immagini fantozziane, quando il nostro povero Paolo Villaggio per esempio, si ritrova a dover fronteggiare i suoi colleghi per timbrare il cartellino. Ecco io sono fantozzi.

Immagine anteprima YouTube

Dunque, mettiamola così. Io sono una siciliana, da noi c’è caldo e le alte temperature ci spingono a fare tutto con calma, poi ci mettete che siamo un pò più sfaccedati degli altri, poichè il lavoro è scarso. Il risultato è che siamo persone che mangiano con calma, in due-tre ore più il riposino. E poi siccome ci piace pure “papariarci”, ci cambiamo pure d’abito. Immaginate dunque  me negli uffici regionali dell’Emilia Romagna. Arrivo all’1 esatta, nel momento esatto in cui gli impiegati hanno la loro pausa pranzo da 3 quarti d’ora. Vengo investita da un fiume in piena. Quando allora mi lascio trasportare dalla corrente, mi ritrovo in un ascensore con 20 sconosciuti, espulsa a razzo, mi ritrovo immersa negli odori del self service emiliano.

Ok, qualcuno mi spiega che devo prendere un vassoio e metterci bicchiere, piatto e posate. Mi metto davanti al primo bancone, non so nenche cosa distribuiscono, tanta è la confusione. Dopo circa mezz’ora sono ancora in fila. Le persone alle mie spalle contiunuano a superarmi ed io ancora baasita cerco di individuare che tipo di pietanza prender e e quante calorie contenga o se sia un alimento biologico.  Alla fine ho ripiegato sull’insalata…

Tutto questo accadeva ieri. Oggi i bolognesi, si sono scontrati con una catanese. Prima di tutto questa volta mi sono armata del solo vassoio, senza oggetti che si potessero rompere. Dopo di che, ho chiesto gentilmente al mio compagno di tenermi la borsa, che io avrei pensato sia al mio che al suo di pranzo.

Il resto è storia. In breve tempo ci siamo accomodati in un ottimo tavolo e ci siamo accaparati il meglio del rancio da impiegato.

Perdonate la pessima qualità del post, ma purtroppo lo schermo della biblioteca è pessimo e non leggo bene.

  • Silvana

    non avevo dubbi che ti finiva cosi ……pero ti sei difesa bene !!! brava fantozzinaaaaaaaaaaa

  • agata

    HAI DATO PROPRIO L’IDEA….MENTRE LEGGEVO MI
    SEMBRAVA CHE STAVO VIVENDO IL MOMENTO…E RIDERE
    RIDERE…

  • barby

    è successo anche a me!

  • Pingback: Fabiola Foti

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