I misteri del Delitto Cavalieri. Il Processo grida vendetta

Scritto da: il 21.05.11
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Poichè ho avuto accesso a tutti gli atti che riguardano il processo per l’omicidio di Roberto Cavalieri, ho potuto scrivere un articolo che sottolinea alcuni aspetti della vicenda, il servizio è stato già pubblicato da Sud.

E’ la notte tra il 28 ed il 29 agosto 2009 quando un giovane di 33 anni viene ucciso con un colpo di fucile. Si chiama Roberto Giuseppe Cavalieri, informatore scientifico, nessun rapporto con la malavita organizzata. Sta per fare ritorno nella sua casa di San Gregorio di Catania quando viene colpito da una pallottola calibro 12 del tipo utilizzato per la caccia al cinghiale.

Ad aprile del 2011, il pregiudicato 22enne Eros Salvo viene condannato in primo grado a 30 anni per l’omicidio del Cavalieri. La furia animale del Salvo si sarebbe riversata sul Cavalieri che avrebbe resistito al tentativo di farsi rubare l’auto.

Questi sono i fatti, ma è necessario fare alcune riflessioni oggi che è stata emessa la prima sentenza di condanna.

Roberto era uno sportivo che faceva parte della bella gioventù catanese. Quella che la mattina va a lavorare e che dalle 18.00 in poi va a divertirsi tra happy hour, cena al ristorante, party in piscina e feste in lista nei locali più trendy della città. La settimana bianca a Natale, le isole Eolie in Agosto.  L’informatore scientifico è un bel ragazzo e come tale, riscuote successo con le donne. All’indomani dell’omicidio, l’unica pista che i carabinieri possono seguire è quella passionale; alla stazione dei carabinieri comincia la sfilata dei ragazzi con le “Hoogan” chiamati a ricostruire la vita dell’amico ucciso. Questi interrogatori continuano senza sosta per più di un mese. Fin dal 29 agosto le protagoniste di questa vicenda sono due giovani donne, le due fidanzate di Roberto: D. ed L., con la prima il cavalieri è stato per 7 anni fino all’anno precedente alla sua morte, l’altra invece, era la compagna dell’ultimo anno, la stessa con cui è uscito la sera del suo omicidio. La vita sentimentale dell’ultimo anno del Cavalieri non è però così lineare come sembra. Nell’aprile antecedente infatti, il ragazzo lascia L. e riallaccia i rapporti con D.. Questo ping pong tra le due ragazze si verifica in modo sempre più fitto negli ultimi 4 mesi, fino ad agosto, quando egli trascorre i primi 10 giorni del mese legato a D. ed i restanti con L.

Annotazione di servizio dell’appuntato dei carabinieri stazione di San Gregorio recante data 8 settembre 2009: “Alle ore 14 circa suonarono alla porta della caserma, mi si presentarono davanti un ragazzo ed una ragazza (D. la fidanzata storica di Roberto Cavalieri ed il compagno di quest’ultima NdR), […] in sala d’attesa era già presente la madre della ragazza, che vedendo la figlia la abbracciò e gli disse «FATTI ABBRACCIARE PER L’ULTIMA VOLTA» la stessa figlia non sembrava sorpresa dalla frase detta dalla di lei madre […]”.

Tutti gli amici di Roberto Cavalieri racconteranno agli inquirente che D. aveva mal sopportato la separazione e che aveva tentato in tutti i modi di convincere il Cavalieri a lasciare L.

Durante il secondo interrogatorio D. affermerà: “E’ vero che quando ho saputo che Roberto si era fidanzato con L., mi sono introdotta in casa sua, approfittando di un’impalcatura che portava fino al suo balcone e che lui, in quell’occasione, si chiuse dentro lo sgabuzzino […]. E’ vero che il 17 agosto ho chiamato L. mentre mi trovavo alla guida della mia autovettura, dirigendomi a casa di Roberto. Lui è sceso, ci siamo incontrati, gli ho detto quello che pensavo e gli ho dato uno schiaffo (questa circostanza sarà confermata anche dai vicini di casa del Cavalieri)”.  Perché poi, nell’ultimo anno venne rubata due volte l’autovettura del Cavalieri? Quante possibilità ci sono che una stessa persona, nello spazio di 5 mesi debba essere la vittima non di 2, bensì di 3 furti (compreso l’ultimo che si risolve in omicidio). Il padre del Cavalieri, chiamato a rendere dichiarazioni, affermerà: “vorrei sottolineare la stranezza del furto dell’ autovettura di mio figlio, una Fiat Bravo, che mio figlio stesso ha poi rinvenuto a poca distanza da casa sua. Mio figlio mi disse che la macchina dopo il furto aveva percorso solo due chilometri, e che all’interno non mancava nulla. In seguito ho appreso da L., che dalla macchina di mio figlio mancava il telecomando del cancello”. In quei giorni anche la macchina di L. era stata danneggiata: i tergicristalli piegati, la carrozzeria graffiata, il paraurti e la targa portati via.

Gli interrogatori di quei giorni porteranno alla luce tutti questi enigmi e tali rapporti sentimentali contradditori. La svolta inaspettata nelle indagini giunge nella seconda metà di novembre 2009 quando Santo Di Fini tratto in arresto per rapina e risultato affiliato al clan dei Cursoti Milanesi, deciso a collaborare con la giustizia, confessa di aver partecipato all’omicidio di Roberto Cavalieri. Il collaboratore racconterà che tale Daniele Di Stefano aveva ricevuto l’ordine da parte di Franco Rapanella di reperire un’autovettura di grossa cilindrata, al fine di compiere un regolamento di conti. Il Di Stefano, secondo Di Fini, si sarebbe a sua volta rivolto a quattro giovani: lo stesso collaboratore di giustizia, Salvo Eros, e i due minorenni Gaetano Mollica e Antonino Sciuto. La sera dell’omicidio, il gruppo aveva già rubato una Fiat Uno all’interno del parcheggio dell’ipermercato Auchan. Ma mentre percorrevano la tangenziale, intorno all’imbrunire, Salvo Eros vedendo la Fiat Bravo di Roberto Cavalieri, avrebbe affermato “Na bella macchina”. Secondo la ricostruzione del Di Fini, il gruppo avrebbe poi perso di vista l’auto della vittima, per poi rincontrare successivamente il Cavalieri in un’ora imprecisata. Bisogna considerare, che devono essere passate delle ore visto che Roberto Cavalieri era stato a cena fuori con L. e che quando rincontrò i suoi aguzzini era già di ritorno a casa. Ad ogni modo, secondo il Di Fini, il gruppo armato di Librino su spinta di Salvo Eros, decise di inseguire fino a casa Roberto Cavalieri. “Tutti noi occupanti della Fiat scendevamo – racconterà il collaboratore – Salvo Eros imbracciava il fucile a canne mozze. Ci avvicinavamo all’auto del Cavalieri. […]. Eros tentava di entrare in macchina inutilmente, io nel frattempo pure […]. Il Cavalieri stendeva le mani in segno di resa […]. Io dicevo a Eros di andarcene perché non riuscivamo ad andare via, Eros rispondeva «te lo fazzu vedere iu si iddu non c’apre» e immediatamente sparava un colpo”. Successivamente, gli assassini sarebbero scappati a piedi fino a raggiungere la zona dell’ospedale Cannizzaro. Qui sarebbero stati prelevati da Aurora De Luca, moglie del Di Stefano.

C’è da credere al collaboratore di giustizia? Fino a circa tre giorni prima del processo Salvo Eros si dichiarava innocente, ma a seguito di un cambio di strategia, egli avrebbe cambiato avvocato, deciso di dichiararsi colpevole e preferito il rito breve, che gli avrebbe permesso di diminuire di un terzo la sua pena.

Perché il gruppo di Librino andava in giro armato con un fucile con proiettili rinforzati del tipo utilizzato per la caccia al cinghiale? Le munizioni erano state fornite da chi aveva ordinato l’omicidio, volevamo dire il furto dell’auto.

Perché la coppia De Luca – Di Stefano inconsapevole di essere intercettata affermava che l’assassino in realtà era lo stesso Di Fini, collaboratore di giustizia?

Un testimone, vicino di casa del Cavalieri, afferma che poco prima di avvertire lo sparo aveva sentito lo sportello aprirsi e chiudersi una sola volta mentre, dopo lo sparo, avrebbe sentito il rantolo del Cavalieri: nessuna voce invece avrebbe percepito pur sostenendosi dagli uccisori di avere scambiato diverse frasi fra di loro e di non aver neanche sentito uno degli assassini gridare verso gli altri “andiamocene”.

Non si comprende perché i quattro, che avrebbero dovuto procedere al furto di auto di grossa cilindrata abbiano invece attenzionato una modesta Fiat Bravo.

Rimane oscuro come i quattro abbiano prima potuto intravedere all’imbrunire la Fiat Bravo per poi perderla di vista e infine rinvenirla nuovamente sulla tangenziale nei pressi di San Gregorio (forse qualcuno li aveva avvisati?). In quelle ore non avevano visto altre macchine da rubare, ben più appetibili? E se già erano in possesso di una Fiat Uno, per quale motivo dovevano rubare un’altra auto?

 

 

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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