Falcone-Borsellino. Genitori di quel pentitismo che io aborro

Scritto da: il 23.05.11
Articolo scritto da . Sono informazione, Sono la giornalista che tiene tra le dita una sigaretta. Sulla mia scrivania c'è polvere, una baraonda di fogli vecchi e nuovi, conti da pagare, il cavo dell'iPod, la busta baga, una tazza di tè risalente a tre giorni, gli spiccioli e questo computer. Amo e odio l'informazione, per lei vivo e non ho vita. Per lei rinuncio alla mia personalità perchè io sono notizia. Bella, triste, falsa, stupida, ricca, squallida, penosa, irreale. Io sono tutto questo grazie all'informazione e non sono niente.

Risulterò impopolare, ma oggi voglio parlare dell’altra faccia della medaglia.

Faccio riferimento a due giudici uccisi in Sicilia.

Per comodità lo chiamo semplicemente art.192 codice di procedura penale. Per altro verso, dopo aver visto scritto ovunque il nome di Borsellino e Falcone dico solo che a me viene in mente la figura del “collaboratore di giustizia”. Il pentito a me fà schifo. Fù per caso, il signor Buscetta il primo collaboratore a svelare il mondo di cosa nostra a Falcone? Sì, fù proprio lui, quel Buscetta che aveva creato un’impero della droga e che un giorno – sollecitato da Falcone – cominciò a cantare come un usignolo, in cambio di una vita piena di agi per lui, la sua famiglia e le sue amanti.

Art. 192 c.p.p. 3 comma: “Le dichiarazioni rese dal coimputato del medesimo reato o da persona imputata in un procedimento connesso a norma dell’art. 12 sono valutate unitamente agli altri elementi di prova che ne confermano l’attendibilità”.

Insomma, quale affidamento si può dare alle dichiarazioni rese da un criminale? Quale credibilità si può riconoscere all’uomo che spara? Io non credo nel ravvedimento soprattutto quando a questo consegue l’assoluzione e persino la concessione di mutui agevolati per se e per la propria famiglia.

La nuova legge sui collaboratori di giustizia impone che le dichiarazioni di questi, vengano soppesate con altri elementi di prova, ebbene a prescindere dal fatto che in Italia non va assolutamente così e che più che spesso un intero processo si basa sulle sole dichiarazioni del pentito, io credo che la figura becera del pentito debba completamente sparire dal panorama giuridico.

Che siano i giudici delle indagini a svolgere le indagini. Io vedo ogni giorno i Pubblici Ministeri, discendenti di Falcone e Borsellino, che camminano tra i corridoi come fossero i paladini della giustizia. A me sembra solo che scelgano la strada più corta, la scorciatoia per riempire le pagine dei giornali.

E la loro è una vera verità? Io assassino di un bambino sciolto nell’acido, io assassino del padre dei pentiti, posso godere di permessi speciali di villeggiatura con la mia famiglia, se racconto un paio di “storielle” (penso a Giovanni Brusca).

Il pentitismo è un’altra faccia della mafia, e nel contempo il seme dell’attuale mafia dei colletti bianchi.

 

  • Dario

    Tante belle parole, forse in parte vere, forse no, chi lo sa veramente come vanno le cose, ti posso dire, però, che se solo minimamente provassi a vivere un episodio spiacevole su una persona a te cara che SAI che non ha NULLA a che fare con ciò di cui viene accusato … allora condivideresti al 100% il pensiero di Fabiola, ovvio senza generalizzare, ma sicuramente come nel mondo ci sono buoni e cattivi, così nel “palazzo” ci saranno buoni e cattivi, pertanto il “sistema giuridico” NON deve dare la possibilità ai “cattivi” di portare acqua al proprio mulino FREGANDOSENE bellamente della libertà, della famiglia, della vita di chi per caso, per sfiga, per … quello che vuoi … si è trovato in mezzo, si perchè anch’io sono siciliano, precisamente palermitano, e  conosco benissimo come un professionista in men che non si dica, pur consapevole di svolgere la propria professione nel miglior modo possibile, con la massima onestà, la massima professionalità, la massima dedizione, soprattutto perchè ha una famiglia sulle spalle, si trovi coinvolto in storie che non gli appartengono !!
    p.s. non sono un giornalista, ma semplicemente un ingegnere che ha una persona cara sotto la “spada di damocle” della Giustizia Italiana ….  QUANDO SEI SICURO DI ESSERE INNOCENTE HAI PIU’ TIMORE DI ESSERE CONDANNATO …. PURTROPPO IN ITALIA FUNZIONA COSI’ …. SPERO CON TUTTO IL MIO CUORE CHE NON SIA COSI’ NEL CASO DI MIO PADRE.
    FORZA PAPA’ T.V.B.!!!

    Buon lavoro!
    Dario A.

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