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	<title>Bianco e Nero &#187; Interviste</title>
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	<description>Il Giornalismo, la Nera, la Giudiziaria</description>
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		<title>Jean Calogero, la prima mostra antologica dalla sua morte. Intevista con i figli</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Oct 2010 11:06:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabiola</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Immagina di essere un bambino e di sentire un forte odore di colori ad olio, la musica della Carmen riecheggia per casa. Dietro l&#8217;uscio della stanza da cui proviene tutto questo c&#8217;è un padre immerso nel suo mondo fantastico, sta dipingendo. Appena fai il tuo ingresso in questo cosmo fantastico fatto di forme geometriche, paesaggi e volti senza espressione, anche tu diventi parte di un tutto e ti lasci trasportare dalla magia.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.jeancalogero.it/bio/images/foto3a.jpg" alt="" width="328" height="260" /></p>
<p>Questo sogno è stata la vita dei figli di Jean Calogero, Patrizia e Massimiliano. Sono loro che mi prendono per mano e mi guidano attraverso i corridoi del padiglione delle Ciminiere di Catania che ospiterà dal 23 ottobre al 12 dicembre una mostra antologica dedicata al grande artista catanese, il pittore Jean Calogero.</p>
<div id="attachment_490" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://biancoenero.blogdo.net/files/2010/10/foto.jpg"><img class="size-medium wp-image-490 " src="http://biancoenero.blogdo.net/files/2010/10/foto-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Un&#039;immagine scattata durante l&#039;allestimento della mostra antologica alle Ciminiere </p></div>
<p>Patrizia e Massimiliano sono due quarantenni, ma mi stupisco quando vengo a conoscenza della loro età anagrafica. A me appaiono come dei folletti usciti da un quadro del padre. I visini piccoli e gli occhi grandi.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><img src="http://www.antiquehelper.com/auctionimages/44460t.jpg" alt="" width="600" height="373" /><p class="wp-caption-text">Italian Backstage Oil</p></div>
<p>&#8220;Papà ha riempito le sue opere con i nostri volti&#8221; mi racconta Patrizia.</p>
<p><span id="more-486"></span></p>
<p>Jean Calogero, nato nel 1922 in via Plebiscito a Catania, negli anni &#8217;40 si trasferisce a Parigi dove vivrà per i successivi 20 anni. Qui specializza il suo stile e in seguito si afferma subito nel mondo dell&#8217;arte. A Parigi si sposa con la sua prima moglie da cui avrà una figlia.Vive in maniera intensa, dedicandosi alla pittura e allo studio e coinvolto dalla vita culturale parigina, partecipa alle mostre e ai dibattiti di maggiore rilievo.</p>
<p>Del 1949 è il suo primo contratto artistico, lo firma per la Galerie Hervè di Parigi che, notoriamente seguiva gli sviluppi della giovane pittura europea. Inizia così una frenetica attività espositiva che, grazie al consenso della critica, lo porterà in giro per il mondo.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><img src="http://www.galleriecalcagno.com/Calogero/Maschere%2073X60.jpg" alt="" width="600" height="503" /><p class="wp-caption-text">Maschere</p></div>
<p><span style="font-family: Arial;font-size: small"> </span>E seppure questi siano gli anni della consacrazione e della grande ispirazione Jean, dopo la separazione dalla moglie francese fa ritorno in patria e si trasferisce ad Aci Castello nella casa di via Cesare Battisti. In Sicilia conosce la sua seconda moglie, la madre di Patrizia e Massimiliano, la compagnia con cui resterà per 40 anni e per cui rinuncierà a lunghe partenze e ad importanti contratti con mercanti d&#8217;arte.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 430px"><img src="http://www.hazougallery.com/images/fantasy_city.jpg" alt="" width="420" height="420" /><p class="wp-caption-text">Fantasy City-scuola di Parigi- 1960</p></div>
<p>Jean Calogero ama il suo mondo e la sua famiglia, è introverso. Di giorno, solo con la luce natura dipinge, poi a sera si dedica ai suoi figli e alla moglie. Per Patrizia e Massimiliano racconta favole fantastiche che sembrano uscire direttamente dai suoi quadri. &#8220;quante volte restiamo a bocca aperta nel sentire le sue storie, certo non ci raccontava di Biancaneve o di Cenerentola&#8221; mi confidano.</p>
<p>Nei suoi quadri ci sono degli elementi ricorrenti, le maschere soprattutto, che rappresentanto la doppia valenza dell&#8217;uomo ed in particolare delle donne, come la sua prima moglie, da cui sembra essere rimasto deluso.</p>
<p>&#8220;Io adoro i dipinti che raffigurano i bellissimi profili di donna, da piccola sognavo di diventare come loro&#8221; racconta Patrizia.</p>
<p>Massimiliano invece ama particolarmente i cavalieri di suo padre, le scene che raccontano le gesta dell&#8217;Orlando Furioso. &#8220;Io mi sedevo accanto a lui e mi mettevo a disegnare, poi lui prendeva i pupi siciliani e per noi dava vita a uno spettacolo di marionette&#8221;</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.galleriecalcagno.com/Calogero/il%20cavaliere%2045X65.jpg" alt="Cavaliere" width="600" height="867" /></p>
<p>Jean Calogero rappresenta spesso la libertà con il grande pesce, i cavalli e il veliero. Il suo però non è riferimento alla libertà fisica ma a quella mentale. Jean è felice nel suo studio, nella sua casa di Acicastello.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.galleriecalcagno.com/Calogero/Il%20vascello%2035X27.jpg" alt="Il Vascello" width="600" height="474" /></p>
<p>3 città compaiono in maniera ricorrente nei suoi quadri: Venezia e naturalmente Parigi e Catania. La prima è un luogo estetico per eccellenza, le altre due sono la sua patria e ad un certo momento arriva persino a smischiare i paesaggi dell&#8217;una e dell&#8217;altra ed il risultato è sublime.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><img src="http://www.galleriecalcagno.com/Calogero/Venezia%2035X27.jpg" alt="" width="600" height="470" /><p class="wp-caption-text">Venezia</p></div>
<p>In Giappone viene accolto come una star. In America Hollywood lo adora. Judy Garland, con i suoi problemi di alcolismo, decide di girare il film &#8220;E&#8217;nata una stella&#8221; in casa sua, e acquista un intera collezione di opere, tra queste molte di Calogero. L&#8217;artista siciliano sarà tanto apprezzato dalla protagonista del &#8220;Mago di Oz&#8221;, che gli chiederà di fare un ritratto alla figlia Liza.</p>
<p>&#8220;Papà racconta che non si riusciva a tenerla ferma, era veramente capricciosa &#8211; dice Patrizia &#8211; purtroppo non è rimasta traccia di questo dipinto&#8221;.</p>
<p>Gli anni di maggiore popolarità arrivano intorno agli anni &#8217;70 e &#8217;80.  Le settimana enigmistica inserisce in copertina un quadro di Jean Calogero. Fred Bongusto mentre alloggia allo Sheraton di Acicastello, dove la famiglia Calogero gestisce una piccola galleria d&#8217;arte, innamorato dei quadri onirici dell&#8217;artista, gli chiede di disegnargli la copertina del prossimo album in uscita.</p>
<p>Quella delle Ciminiere è la prima mostra allestita dalla morte di Jean Calogero avvenuta nel 2001 per infarto. I figli, che ne sono i promotori, hanno impiegato 9 anni per poter arrivare a realizzare questo grande evento, ma già da ora pensano alla prossima Mostra, magari nella Parigi che tanto amava il padre.</p>
<p>La galleria Artesia di Catania,  diretta da Massimiliano e dall&#8217;esperto d&#8217;arte Luigi Nicolosi, <span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;font-size: x-small">dalla scomparsa dell&#8217;artista, al fine di tutelarne la produzione artistica e la memoria intellettuale, costituisce la sede dell&#8217;archivio Jean Calogero.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;font-size: x-small">A Parigi nella piccola </span>Galerie <em>Robert Phillippe</em> di <em>Montmartre</em><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;font-size: x-small"> un vecchio amico di sempre di Jean Calogero espone in vetrina i suoi dipinti. &#8220;E&#8217; il comune di Acicastello che si è dimenticato di mio padre &#8211; ammette con rammarico Patrizia &#8211; e dire, che lui gli ultimi anni della sua vita li trascorreva a piazza Castello discutendo con i vecchietti, come chiunque altro&#8221;. Ed effettivamente Calogero alla piccola città di Acicastello, non solo ha donato gran parte della sua vita, ma anche sue opere. Raremente, lui che preferiva soggetti più fantastici, si dava all&#8217;arte sacra, ma proprio nella piccola chiesa di San Giuseppe sono custoditi tre dipinti raffiguranti tra l&#8217;altro l&#8217;annunciazione, donati dall&#8217;artista alla cità.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;font-size: x-small">Oggi i quadri dell&#8217;artista hanno una quotazione 4.5, ciò significa che, ad esempio, un quadro 50X50 ha il valore di 6.000 euro circa. Già all&#8217;indomani della mostra le quotazioni potrebbero salire a 5, in molti &#8211; raccontano i fratelli Calogero &#8211; si presentano con dei falsi alla galleria Artesia; a volte però, vista la produzione immane del padre, arrivano piccoli gioielli di cui neanche si conosceva l&#8217;esistenza.<br />
</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;font-size: x-small">Lascio Patrizia e Massimiliano ancora intenti a decidere sulla sistemazione delle opere, un centinaio, divise per periodi in 3 piani.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;font-size: x-small">Non posso fare a meno prima di andare via di sentire forte la presenza del grande Jean, non solo perchè lì sono esposte le sue creazioni, ma anche perchè ci sono i suoi oggetti, le sue foto, le sue istallazioni&#8230; così come i suoi quadri è stato un sogno questa mostra.<br />
</span></p>
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		<title>Arriva Sud, la free press di giornalismo investigativo. Intervista con il direttore</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 22:08:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabiola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sto morendo dalla curiosità, voglio &#8220;conoscere&#8221; Sud,  free press catanese che vedrà la luce mercoledì 15 settembre. Oggi pomeriggio ho letto la mail del giornalista Antonio Condorelli che recitava: &#8220;Cari colleghi, con immenso piacere vi comunico che Catania ha finalmente un free press, si chiama Sud e il numero zero andrà presto in distribuzione. Io [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Sto morendo dalla curiosità, voglio &#8220;conoscere&#8221; Sud,  free press catanese che vedrà la luce mercoledì 15 settembre. Oggi pomeriggio ho letto la mail del giornalista Antonio Condorelli che recitava: &#8220;Cari colleghi, con immenso piacere vi comunico che Catania ha finalmente un free press, si chiama Sud e il numero zero andrà presto in distribuzione. Io sarò il direttore responsabile, ci occuperemo di inchieste&#8230;&#8221;</p>
<p>Troppo allettante per me, che amo il giornalismo pruriginoso, e subito mi sono fiondata sul sito internet (<a href="http://www.sudpress.it/">http://www.sudpress.it/</a>), non mi è bastato e non ci ho pensato due volte a chiamare Antonio.</p>
<p>IO: &#8220;Ciao Antonio, vorrei farti un&#8217;intervista&#8221;</p>
<p>Antonio: &#8220;Facciamola subito, in redazione c&#8217;è un attimo di calma&#8221;</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.sudpress.it/logo.png" alt="" width="400" height="250" /></p>
<p><span id="more-402"></span></p>
<p>Il direttore di Sud, che ha anche collaborato alla realizzazione dell&#8217;inchiesta i Vicerè per la trasmissione Report, vuole fare giornalismo investigativo e in questo quindicinale che sarà distribuito gratuitamente in 20.000 copie per la città di Catania, vuole parlare di Mafia.</p>
<p>Non della solita vechia mafia, ma di quella dei cosidetti colletti bianchi, insomma la politica&#8230; &#8220;non ci aspettiamo di cambiare il mondo &#8211; afferma &#8211; ma vogliamo fare il nostro dovere di giornalisti, perchè qui a Catania il valore della notizia è soporifero.&#8221; E come dargli torto, ma riusciranno i nostri eroi? E così sorge spontanea la domanda &#8220;avete pubblicità istituzionale?&#8221;. &#8220;al momento no &#8211; risponde &#8211; non so dopo, comunque sono consapevole che è scoveniente scrivere, ad esempio, un articolo contro Lombardo e poi avere una pubblicità pagata da Castiglione. Quello che mi interessa è che io in questo momento ho avuto carta bianca come direttore&#8221;. E si, ma chi sono gli editori che finanziano questo progetto? A detta di Antonio Condorelli è stata costituita una società composta soprattutto da professionisti catanesi e no: impreditori e manager di banca. Uomini che nulla hanno a che vedere con il giornalismo.</p>
<p>Un altro elemento che Antonio tiene a precisare, riguarda il compenso dei giornalisti che collaborano con questa realtà nascente &#8220;al momento dispongo del budget necessario per pagare i nostri collaboratori: paghiamo, paghiamo bene e comunicheremo i compensi all&#8217;ordine dei giornalisti. Finalmente, è necessario riconoscere la giusta dignità ai giornalisti&#8221;. Il direttore del Sud ha proprio ragione, la sottoscritta ricorda ancora quando collaborava con un noto quotidiano siciliano e come inviata per Librino, che si muoveva con propri mezzi, percepiva euro 2.50 a servizio.</p>
<p>Il giornale in formato tabloid, per intederci come La Repubblica, avrà 16 pagine con rubriche fisse, quali: economia, politica regionale e catanese, mafia e antimafia, spettacolo e cultura. Non mancheranno però le pagine dedicate anche alla bella Sicilia, perchè in fondo si sà &#8220;l&#8217;isola ha pure i suoi aspetti positivi&#8221;. Anche in fatto di rubriche però, ci saranno provocazioni. Nel prossimo numero sarà presente l&#8217;invito a inviare i necrologi al periodico, &#8220;perchè è impensabile che negli altri giornali si debba pagare un pizzo di 150 euro per commemorare i defunti&#8221; spiega il direttore. A questo scopo sarà dato ampio spazio persino tra le pagine internet del sito internet concepito nel proseguio per essere aggiornato costantemente. Sud, tra l&#8217;altro, sarà anche uno dei pochi giornali siciliani col <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Codice_QR">codice qr</a>, nato per fornire su internet ulteriori contenuti interettavi.</p>
<p>Ci provo in tutte le maniere a farmi dare qualche anticipazione sull&#8217;inchiesta portante del primissimo numero. Non ottengo molto, ma solo questa affermazione, che mi lascia ulteriormente con l&#8217;amaro in bocca: &#8220;sarà un&#8217;inchiesta libera e irriverente&#8230; (attimo di riflessione) &#8230; insomma non lo so se arriaviamo al prossimo numero&#8221;.</p>
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		<title>Una vita contro Satana.  Le verità di Padre Amorth il capo degli esorcisti di tutto il mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 18:25:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabiola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;intervista a Padre Amorth, il noto esorcista di Roma, che inserisco di seguito non è stata realizzata da me, ma fu inserita nel numero 24 dell&#8217;Urlo magazine il giornale da me diretto fino a febbraio scorso. Ho sentito la necessità di inserire questo contributo perchè ha creato un pò di polemiche l&#8217;intervista a Marco Dimitri [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>L&#8217;intervista a Padre Amorth, il noto esorcista di Roma, che inserisco di seguito non è stata realizzata da me, ma fu inserita nel numero 24 dell&#8217;Urlo magazine il giornale da me diretto fino a febbraio scorso. Ho sentito la necessità di inserire questo contributo perchè ha creato un pò di polemiche <a href="http://biancoenero.blogdo.net/interviste/marco-dimitri-fondatore-e-presidente-della-setta-bambini-di-satana/">l&#8217;intervista a Marco Dimitri</a> pubblica in questo stesso blog.</p>
<p><strong>esclusiva</strong></p>
<p align="center">
<p align="center">Una vita contro Satana</p>
<p align="center">Le verità di Padre Amorth il capo degli esorcisti di tutto il mondo</p>
<p>Ah ah ah, ha una voce piccola Padre Gabriele Amorth. Ah ah ah, ride sempre il capo di tutti gli esorcisti del mondo. Ah ah ah ah, e dire che gli hanno conferito mandato di combattere il male, mentre raccontava barzellette a Sua Eminenza il cardinale Poletti. E fu così che tra uno scherzo ed una monelleria divenne prima l’assistente di Padre Candido esorcista della Santa Scala di Roma e poi esorcista capo.</p>
<p><a href="http://biancoenero.blogdo.net/attualita/una-vita-contro-satana-le-verita-di-padre-amorth-il-capo-degli-esorcisti-di-tutto-il-mondo/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><span id="more-286"></span></p>
<p>Classe 1925, laureato in Giurisprudenza, ha fatto la guerra ottenendo la medaglia al Valor Militare. Partigiano, militante di Azione Cattolica ha collaborato nella DC con De Gasperi e Andreotti. E’ un giornalista professionista ed il suo primo incarico da sacerdote è stato quello di diffondere la “devozione mariana” con articoli. E’ solo un uomo, ha 82 anni ma ogni giorno combatte il male. Burla il nome della giornalista che lo intervista per L’Urlo e in poche parole dispiega la dimensione dell’altissimo. Nella negazione dell’oscuro vi è in lui la grande affermazione di Dio, come fede inattaccabile e universale valevole per ogni popolo del mondo.</p>
<p align="center"><strong><em> </em></strong></p>
<p align="center"><strong><em> </em></strong></p>
<p align="center"><strong><em>&#8221; Il diavolo può latrare, può sollecitare, ma non può mordere se non coloro che lo vogliono.</em></strong><em> </em></p>
<p align="center"><strong><em>Non nuoce imponendosi con la forza, ma facendosi strada con la persuasione; non estorce il consenso, ma lo chiede &#8221; ( Sant&#8217; Agostino )</em></strong><em> </em></p>
<p><strong>«</strong>Non bisogna avere paura dei demoni perché la nostra fede è più forte: noi siamo protetti da Dio e dalla Madonna. Bisogna parlare del male per sconfiggerlo». Sono chiare le parole di Padre Amorth all’altro capo del telefono.</p>
<p>«In realtà, tutti i fedeli sono degli esorcisti: nel terzo secolo ogni apostolo di Dio praticava esorcismi. Solo dopo le prime truffe operate da falsi maghi, la chiesa latina si è vista costretta ad istituire il sacramentale dell’esorcistato».</p>
<p>Il fondatore dell’Associazione internazionale degli esorcisti, padre Amorth  ha praticato circa 70.000 esorcismi e ogni giorno è impegnato in più processi di liberazione.</p>
<p>L’esorcista nell’analizzare le situazioni, segue una vera e propria procedura. Per prima cosa esamina i sintomi, per verificare che non si tratti di malattie mentali.</p>
<p>A questo punto interroga paziente e familiari, per ricostruire l’evoluzione della possessione, con delle vere e proprie indagini. Di qui hanno inizio tutte le preghiere e i dialoghi con gli stessi demoni, per arrivare infine alle liberazione.</p>
<p>Dopo più di vent’anni di esorcistato, Gabriele Amorth , conosciuto al mondo come “grande esorcista”, è uno dei pochi ad intuire l’azione del male in questo mondo: ecco la sua realtà.</p>
<p><strong>Che cos’è un esorcismo? </strong></p>
<p><strong>«</strong>L’esorcismo è costituito su una serie di preghiere ufficiali, pronunciabili solo dal sacerdote esorcista, attraverso cui si invoca Dio, l’intercessione della Madonna, dei santi e degli angeli, affinché la persona posseduta venga liberata. Durante l’interrogatorio si chiede al demone la sua identità, che non è necessariamente quella di Satana, spesso mi trovo a scacciar via una serie di demoni minori. Ad esempio a Piacenza, all’inizio degli anni 20, fu fatto un esorcismo a una donna ed è apparso un demone minore dal nome Isbò. Durante l’interrogatorio ha anche detto com’è entrato, chi lo ha fatto entrare e solo attraverso la pressione delle domande dell’esorcista si è potuti arrivare alla liberazione».</p>
<p><strong>Se sono dunque i demoni stessi a fornire la via della liberazione, perché s’insinuano nei corpi?</strong></p>
<p><strong>«</strong>Lo fanno per dimostrare  la loro potenza e la loro forza: l’importante non è la possessione delle persone per il demonio, bensì la tentazione. Questa è l’azione ordinaria del demonio a cui siamo tutti sottoposti continuamente. L’azione straordinaria attraverso maghi, persone consacrate a Satana, è un atto che il demonio compie in rari casi per dimostrare la sua potenza e il suo dominio».</p>
<p><strong>Quali sono i fenomeni che fanno percepire la presenza di un demone?</strong></p>
<p><strong>«</strong>Per lo più si avvertono l’impossibilità alla preghiera e delle  insopportabili sofferenze fisiche, soprattutto alla testa e allo stomaco, ma non solo. Sono tantissimi i mezzi attraverso i quali i demoni s’impossessano delle nostre vite:  Esmodeo,  ad esempio, rompe i matrimoni, impedisce l’amore o l’unione di amicizia».</p>
<p><strong>Dobbiamo concepire i demoni come essenze o come qualcosa di concreto? Quanti sono e come agiscono?</strong></p>
<p><strong>«</strong>I demoni sono tantissimi, tutti rigidamente organizzati in gerarchie di odio, al cui vertice si trova Satana. Non possiamo immaginarli perché sono essenze. Un tempo erano puri spiriti creati buoni da Dio che, seguendo la strada della superbia e della ribellione, si sono trasformati in demoni tentando di eguagliarne la grandezza.</p>
<p>Una volta mi è capitato di chiedere ad un demone per quale motivo, nonostante la sua intelligenza superiore, avesse preferito la discesa negli inferi; lui ha risposto: «io mi sono ribellato a Dio, quindi ho dimostrato d’esser più forte di lui». Dunque per loro la ribellione è il segno della vittoria e della superiorità».</p>
<p><strong>Come si fa a stabilire se un uomo è realmente posseduto?</strong></p>
<p><strong>«</strong>Prima di accettare di liberare una persona, chiedo sempre una diagnosi medica. La prova inconfutabile è la reazione della persona non appena iniziate le preghiere. Se và in trance, urla, bestemmia, ha una repulsione enorme al sacro, brucia se bagnata con acqua benedetta, allora la persona è posseduta».</p>
<p><strong>Può parlarci di un caso difficile che le è stato sottoposto?</strong></p>
<p><strong>«</strong>Un caso che mi viene in mente è quello di un meccanico Toscano. Le prime manifestazioni erano la trance e la furia aggressiva. Quest’uomo non era solo posseduto, ma anche perseguitato: una volta è stato rinchiuso in uno stanzino all’interno dell’officina meccanica. Era solo, eppure la porta era stata bloccata all’esterno da un’automobile con il freno a mano alzato. Fortunatamente si è arrivati alla liberazione completa, grazie anche alle preghiere ed al perdono che l’uomo mise in atto. Questi sono elementi fondamentali per spingere il demone a scappar via dal corpo».</p>
<p><strong>Ha mai subito aggressioni fisiche durante gli esorcismi?</strong></p>
<p><strong>«</strong>Tentano, ma inutilmente. Quando sono stato nominato esorcista ho chiesto alla Madonna di proteggermi e darmi la forza per compiere al meglio il mio compito. Sono molte le minacce che ricevo, ma non mi è mai accaduto nulla. Un demone mi disse chiaramente che aveva provato a farmi del male, ma non poteva perché ero protetto dalla Madonna».</p>
<p><strong>Da cosa dipende la grandezza di un esorcista?</strong></p>
<p><strong>«</strong>Gli esorcisti sono tutti uguali, non né esistono di più forti o più deboli: è il Signore ad esorcizzare. Ovviamente ha un valore la pratica, l’esperienza che consente di capire se si tratta di possessione o di particolari  schizofrenie incurabili. Indubbiamente la fede conta parecchio, ma anche la santità, parecchi santi hanno esorcizzato, lo stesso Padre Pio».</p>
<p><strong>Quasi in ogni Stato, i Vescovi sono tenuti a nominare un esorcista per ciascuna diocesi. Ciò non avviene in Germania, dipende dal fatto che si sia verificata la morte di una persona durante un esorcismo?</strong></p>
<p>«Il caso che lei mi cita è quello di  Anna Lee Micelle, morta durante il periodo in cui le venivano praticati esorcismi. I genitori e gli esorcisti sono stati processati e condannati con la condizionale, ma nel processo d’appello la sentenza è stata ribaltata e ritenuta balorda. Indubbiamente però, questa morte ha distolto i tedeschi dall’accettare di essere nominati esorcisti, difatti sono veramente pochi gli esorcisti che operano in Germania».</p>
<p><strong>Quindi i sacerdoti possono rifiutare la carica di esorcista…</strong></p>
<p><strong>«</strong>Si, possono e lo fanno spesso. Gli stessi sacerdoti spesso non credono alle azioni del demonio o temono ripercussioni, quindi per questi motivi rifiutano la nomina. Ma il demonio non si deve affatto temere, giacché più lo combattiamo più sarà lui a temere noi ».</p>
<p><strong>Come sono i rapporti fra gli esorcisti e la Chiesa ufficiale?</strong></p>
<p>«Ottimi, è la chiesa ufficiale che li nomina. Lo stesso Giovanni Paolo II  ha praticato degli esorcismi e l’attuale papa è stato uno dei membri che hanno dato vita al nuovo rituale per gli esorcisti, ricevendoci pubblicamente. Poche settimane fa, ci siamo riuniti tutti al convegno nazionale degli esorcisti, eravamo circa 120».</p>
<p><strong>Lo sciamanesimo ha dei punti in comune con il rito esorcista cattolico?</strong></p>
<p>«Affatto. Lo sciamanesimo è qualcosa di negativo. L’esorcismo è una preghiera ufficiale della Chiesa».</p>
<p><strong>Gli esorcisti possono combattere demoni di altre religioni?</strong></p>
<p>«Certamente, tutti i demoni. Io ho esorcizzato maomettani, induisti ma anche seguaci di altre religioni. La presenza di uno spirito malefico è insita nella società, tutti i popoli di tutti i tempi hanno da sempre avuto  le percezione che esistono degli spiriti malefici e benefici, da ricondurre a due dei, uno del bene e uno del male. Ci sono tante concezioni diverse. Chi non conosce o riconosce la verità della Bibbia si arrangia inventando le spiegazioni più disparate».</p>
<p><strong>Come commenta le notizie di abusi sessuali ad opera dei preti?</strong></p>
<p>«Purtroppo è possibile che sia avvenuto un abuso da  parte di alcuni sacerdoti, ma certamente non da parte di esorcisti, perché, questi sanno bene cosa si nasconde dietro la persona posseduta e non rischierebbero mai di rimanere indemoniati e di cadere nella tentazione.</p>
<p>L’esorcista se ne guarda bene e agisce con estrema delicatezza. Io tengo solo la mano sul capo mentre recito le preghiere».</p>
<p><strong>Come trascorre le sue giornate?</strong></p>
<p>«Io mi dedico esclusivamente agli esorcismi, a tutto campo per tutto il giorno. Conto di non aver compiuto meno di settantamila esorcismi e ho rinunciato e rinuncerò a tutte le altre cariche che mi verranno offerte».</p>
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		<title>Nella mente del serial killer: intervista a Francesco Bruno</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 00:25:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabiola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[La Nera]]></category>
		<category><![CDATA[donato bilancia]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Bruno]]></category>
		<category><![CDATA[saponificatrice]]></category>
		<category><![CDATA[serial killer]]></category>
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		<description><![CDATA[“Ti invio mezzo rene che ho preso da una donna e conservato per te. Gli altri pezzi li ho fritti e mangiati erano molto buoni… …Catturami quando puoi Mister Lusk” Il 16 ottobre 1888 Jack lo squartatore scriveva questa lettera ed inviava parte di un rene umano a George Lusk, presidente della commissione vigilanza di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><em>“Ti invio mezzo rene che ho preso da una donna e conservato per te. Gli altri pezzi li ho fritti e mangiati erano molto buoni…</em></p>
<p><em>…Catturami quando puoi Mister Lusk”</em></p>
<p>Il 16 ottobre 1888 <em>Jack lo squartatore</em> scriveva questa lettera ed inviava parte di un rene umano a George Lusk, presidente della commissione vigilanza di Whitechapel, il quartiere dove Jack uccise e smembrò selvaggiamente, ma con la precisione di un chirurgo, 5 prostitute.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font: 12.0px Helvetica"><img class="alignnone" src="http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/jack-lo-squartatore/ansa_9254855_49_big.jpg" alt="" width="310" height="400" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font: 12.0px Helvetica"><strong><em>Londra, è questo il volto di Jack lo Squartatore. Un investigatore di Scotland Yard in pensione &#8211; utilizzando la più moderna tecnologia -ha messo per la prima volta a punto un identikit del famigerato serial killer londinese che tra l&#8217;agosto e novembre del 1888 strangolò e fece a pezzi almeno cinque prostitute e non fu mai scoperto malgrado indagini a tappeto. John Grieve, ex-capo del reparto anti-terrorismo della London Metropolita Police, ha creato l&#8217;immagine di Jack The Ripper per un documentario televisivo trasmesso su Channel Five.</em></strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font: 12.0px Helvetica">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font: 12.0px Helvetica"><strong><em><span id="more-155"></span><br />
</em></strong></p>
<p>All’“illustre antenato” Jack si sono susseguiti, nel tempo, numerosi emuli. Serial killer che della morte hanno fatto un’arte.</p>
<p>«Sono individui che non riescono ad avere un rapporto con una persona viva, non possono fare a meno della morte e sviluppano quella che, noi del settore, abbiamo definito <em>necromania</em>». Spiega il noto professor Francesco Bruno, titolare della cattedra di psicopatologia forense di Roma. E’ proprio lui che per mano ci conduce lungo una via sanguinosa attraverso gli anfratti bui e contorti della mente del serial killer.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.giovanidelsud.it/admin/imagesNews/bruno_1.jpg" alt="" width="250" height="236" /></p>
<p>Di killer seriali se ne contano 1 su 800.000, non soffrono di eclatanti malattie mentali ma ne presentano il germe in sé. Non sono, ad esempio, dei pervertiti sessuali eppure dentro di loro si può celare il seme d’ogni perversione sessuale. Incapaci di affettività, solitamente vivono per esorcizzare quella che per loro è stata un infanzia difficile. Prima di introdurmi in questo mondo, passo a rassegna tutti i serial killer dell’ultimo secolo, una cosa salta all’occhio: sembra che le donne non siano assassine seriali. Come mai? Forse che le donne non si rendono protagoniste di questi particolari delitti? Fuga i miei dubbi il professore Bruno: «Nel mondo della “normale” criminalità, si conta il 5 % delle donne, stessa proporzione vale nel campo dei serial killer. Esistono dunque, seppur in minima percentuale, anche le donne serial killer. Al contrario dell’uomo che compie i delitti per appagare un impulso, la donna però, agisce con un fine utilitaristico. Famose, le cosiddette “Vedove Nere”, quelle donne che uccidono i loro mariti al fine di ereditare il loro patrimonio. Poi ci sono gli “Angeli della Morte”, le infermiere che mettono in pericolo il loro paziente, al fine di potersi rendere utili ma finiscono sempre per uccidere.»</p>
<p><a href="http://cubia.wordpress.com/2009/01/20/leonarda-cianciulli/"><img class="alignnone" src="http://cubia.files.wordpress.com/2009/01/leonarda_cianciulli.jpg" alt="" width="350" height="445" /></a></p>
<p><span style="font-style: normal;font-size: 125%"><strong>«</strong></span><strong> Gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chilogrammi di soda caustica </strong><strong>, che avevo comprato per fare il sapone, e rimescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi e che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina, impastando il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io. </strong><span style="font-size: 125%"><strong>»<span style="font-weight: normal"> </span>Leonarda Cianciulli la saponificatrice di Correggio, v. link</strong></span></p>
<p>In Italia ci sono stati numerosi serial killer, tre di loro attraggono la mia attenzione: Donato Bilancia, mostro della Liguria; Marco Bergamo, mostro di Bolzano; Gianfranco Stevanin, mostro di Terrazzo (in provincia di Verona). Se Donato Bilancia falcia il numero maggiore di vittime con 17 assassinii, Stavanin è il più pervertito, mentre Bergamo nei suoi delitti accosta, a suo modo, l’arte.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.misteriditalia.it/altri-misteri/stevanin/foto-stevaninudienzaj.JPG" alt="" width="480" height="400" /></p>
<p>«Nella vita di Gianfranco Stevanin l’incidente è fondamentale. In questa occasione perde gran parte della corteccia cerebrale frontale. Si riprende progressivamente, ma diventa killer seriale. Attrae le prostitute nel suo casolare con la scusa di fotografarle. Fa l’amore con loro e, ad esempio, le costringe ad indossare un sacchetto di plastica sulla testa. Le uccide, le taglia a pezzi e poi le seppellisce. Avrebbe potuto evitare di infierire sui corpi morti, ma non lo fa… » <strong>Si tratta di sadismo?</strong> « No, questo è proprio tipico dei serial killer: la manipolazione di un corpo morto. Jack lo squartatore uccideva per poi squartare. Il mostro di Firenze uccideva per poi prendere quei trofei (asportava le parti intime delle vittime NdR). Stevanin invece le fa a pezzi».</p>
<p>Catturati questi mostri, il confine tra capacità di intendere e di volere ed incapacità diventa molto sottile, ma nel contempo funzionale alla pena che ad essi viene riconosciuta in sede di giudizio. La capacità significa ergastolo, l’incapacità 10 anni di reparto psichiatrico. Il professore Bruno spiega queste dinamiche: «Di solito in primo grado, la gente ha molta voglia di vendetta così avviene che vengano ritenuti idonei per il regime carcerario, ovvero capaci di intendere e di volere. In appello, con più lucidità di giudizio, vengono spesso dichiarati incapaci. Per Stevanin si parlò in primo momento di pena carceraria, poi con l’appello venne dichiarato infermo. La Corte di Cassazione decretò l’abnormità dell’imputato ma lo ritenne capace di intendere e di volere.»</p>
<p>Come Stevanin anche Donato Bilancia è caduto in coma a causa di un incidente, ma il professore Bruno in questo caso spiega che l’evento che muove il mostro della Liguria è un altro «Bilancia resta colpito dal destino atroce del fratello, che dopo essere stato lasciato dalla moglie decide di buttarsi giù da un treno con il figlio in braccio. Lui odia le donne con la quale, tra l’altro, non riesce ad avere rapporti poiché è impotente e gli resta pure il trauma dei treni» <strong>Non è un caso, allora che abbia ucciso le tre donne sui treni? </strong>«No, rappresenta proprio il compimento del suo delirio. Di questo suo essere lui neanche si rende conto. Tutti gli amici lo descrivono come una persona simpatica e generosa; ma poi ha un lato oscuro, quello che di lui faceva un ladro e un giocatore d’azzardo. La maggior parte degli assassini seriali vivono una doppia vita. I primi delitti di Bilancia sono prettamente delinquenziali, a un certo punto, ci prende gusto e diventa un vero e proprio serial killer. Tutto dipende da come si realizza il primo incontro con la morte. Il suo primo omicidio, è un omicidio “mafioso”, la seconda volta si trova ad uccidere due sposini, la molla scatta allora, quando toglie la vita alla donna. Gli piace e prova proprio quel piacere che finora gli era stato negato».</p>
<p>Ai miei occhi i serial killer appaiono intelligenti, consapevoli e competenti. Leggono molti libri di anatomia e sembrano agire con estrema lucidità, il professore però spiega che non tutti sono così accorti: «Maurizio Minghella, l’assassino di 15 prostitute, era un debole di mente. Era riuscito a fuggire dal carcere ma lo catturarono perché prese un treno che lo riportava indietro… »</p>
<p>Dalle dichiarazioni che leggo, nessuno dei serial killer riesce a ricostruire esattamente i delitti compiuti, Marco Bergamo ricorderà solamente il sangue sulle punte delle dita, ripensando all’assassinio della sua prima vittima, una quindicenne. <strong>Cosa succede nel momento clou della violenza?</strong>: «Alcuni ricordano con estrema precisione. Questo dipende dall’emotività al momento dell’atto, se sono controllati sapranno bene ciò che hanno fatto, se sono sopraffatti dalla paura o da altri sentimenti, vivono il momento in maniera offuscata». <strong>I serial killer come guardano ai delitti da loro compiuti?</strong> «E’ come se vivessero un bel giorno, come a chi ripensa al giorno del matrimonio. Per questo, portano con se dei “trofei”. Marco Bergamo andava al cimitero a trovare le sue vittime, in particolare la prima».</p>
<p><strong>Chi è il più teatrale secondo lei? </strong>«Marco Bergamo. Lui lascia le prostitute sul bordo della strada in una posizione studiata e particolare, riverse nel loro sangue. Crede di fare delle opere d’arte».</p>
<p><strong>L’elemento comune a tutti e tre? </strong>«L’Odio nei confronti della donna».<strong> </strong></p>
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		<title>Forse oggi ho intervistato Pietro Lo Monaco</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 13:02:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabiola</dc:creator>
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		<category><![CDATA[calcio catania]]></category>
		<category><![CDATA[cibali]]></category>
		<category><![CDATA[Pietro Lo Monaco]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi dopo più di un mese che non esercitavo&#8230; sono tornata. Un piccolo malessere allergico mi aveva portato lontato dalla mia amata telecamera ed essendo un guerriero avevo riposto le mie armi anche qui sul blog. Avevo il blocco dello scrittore, nessuna ispirazione da raccontare. Di me non si può certo dire che io sia [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Oggi dopo più di un mese che non esercitavo&#8230; sono tornata. Un piccolo malessere allergico mi aveva portato lontato dalla mia amata telecamera ed essendo un guerriero avevo riposto le mie armi anche qui sul blog. Avevo il blocco dello scrittore, nessuna ispirazione da raccontare.<br />
<img class="alignnone" src="http://cache.daylife.com/imageserve/07hk8On6Ty9we/610x.jpg" alt="" width="504" height="285" /><br />
Di me non si può certo dire che io sia una cronista sportiva. Negli anni credo di aver provato, ma i miei tentativi non hanno dato, come dire, esiti positivi.</p>
<p>Oggi il mio direttore ha avuto un&#8217;ispirazione, ha pensato bene di spedirmi alla presentazione ufficiale del nuovo portiere del Catania tale Campagnolo.<br />
<span id="more-125"></span><br />
Allo stadio Cibali in sala stampa, i giornalisti e i cameraman sono in attesa. Si intrattengono piacevolmente tra battute e aneddotti. Un fotografo mi suggerisce le domande che posso porgere a neo acquisto del Catania calcio.</p>
<p>Dopo circa un&#8217;ora di ritardo si verifica l&#8217;imprevisto. Pecoraro, volevo dire Campagnolo è rimasto bloccato a Taormina al suo posto interviene l&#8217;amministratore delegato Pietro Lo Monaco.</p>
<p>&#8220;Porc Putt&#8230; e ora che cosa dico a questo qui&#8221;.<br />
Pietro decide di improvvisare una conferenza stampa sul mercato, argomento difficilissimo che mi butta in paranoia al solo pensiero.</p>
<p>Corre una differenza tra questa conferenza stampa e quelle cui sono abituata a prendere parte. I giornalisti sono copie sbiadite dei giocatori, capelli gellati, pelle abbronzata, pantoloni e t-shirt aderenti. Lo Monaco conduce un&#8217;amabile chiacchierata con un marcato accento napoletano.</p>
<p>Non mancano i riferimenti a Totò ed an film, io non capisco l&#8217;analogia. I giornalisti pongono delle domande a dir poco deficienti e Lo Monaco risponde ma per lo più li prende per il culo.</p>
<p>Ad esempio, &lt;strong&gt;Cronista:&lt;/strong&gt;  &#8220;il suo allenatore cosa farà?&#8221; &lt;strong&gt;Amministratore delegato:&lt;/strong&gt; &#8220;io, il mio orto me lo faccio curare bene&#8221;</p>
<p>La società non gradisce le domande scomode, quindi nessuno và fuori dai ranghi. Tempo addietro per sbaglio mandammo in onda l&#8217;intervista dell&#8217;allenatore Zenga che mandava a fare in culo un giornalista. Dopo appena 10 minuti ricevemmo la telefonata poco entusiasta del Presidente Pulvirenti che minacciava di tagliare i ponti.</p>
<p>Queste conferenze stampa sono un bel filtro. Lo Monaco oggi dice: &#8220;Non mi rompano i coglioni&#8221;, domani sul giornale scriveranno che l&#8217;amministratore delegato del Catania calcio non vuole essere disturbato mentre prende decisioni importanti.</p>
<p>Non ho altro da aggiungere però mi chiedo ancora cosa siano le punte prima dell&#8217;attacco e quale sia il problema di Tedesco, esplicitamente invitato a risolvere il suo contratto con la società seeeeee&#8230;.</p>
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		<title>Marco Dimitri fondatore e presidente della setta Bambini di Satana</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 13:32:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabiola</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Crowley]]></category>
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		<description><![CDATA[Lei è un satanista o si definisce diversamente? Sono un satanista razionalista Il punto di partenza sono le sacre scritture? Il punto di partenza è l&#8217;antitesi allo squallore escatologico delle &#8220;sacre scritture&#8221;. Appunto perché queste sono contro la vita, si nutrono di umiltà, dolore e di tutto ciò che appartiene alla sfera del non-compiuto. A [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><strong>Lei è un satanista o si definisce diversamente?</strong><br />
Sono un satanista razionalista</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.lastefani.it/settimanale/archivio04/numero6/dimitri.jpg" alt="" width="189" height="274" /></p>
<p><strong>Il punto di partenza sono le sacre scritture? </strong><br />
Il punto di partenza è l&#8217;antitesi allo squallore escatologico delle &#8220;sacre scritture&#8221;. Appunto perché queste sono contro la vita, si nutrono di umiltà, dolore e di tutto ciò che appartiene alla sfera del non-compiuto. A questa antitesi diamo il nome di &#8220;satana&#8221; dall&#8217;ebraico &#8220;avversario / nemico&#8221;. E&#8217; la centralità dell&#8217;uomo l&#8217;onda portante del satanismo. L&#8217;uomo che esprime e genera tramite le arti e le scienze, questo è il satanismo di stile razionalista.</p>
<p><span id="more-114"></span></p>
<p><strong>Cosa c’è all’origine? Per i cattolici c’è Dio e poi c’è Satana, un angelo decaduto. Voi condividete questa idea?</strong><br />
Penso che la materia non abbia un&#8217;origine, è sempre esistita ed è in continua caotica mutazione. Questo rende possibile la modifica volontaria degli eventi, appunto perché non esiste un disegno divino. Ciò che era rappresentato col portatore di luce (Lucifero) era la conoscenza umana, unica vera antagonista diabolica di tutta la religione monoteista.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Come si entra a far parte dei <a href="http://www.bambinidisatana.com/">Bambini di Satana</a>?</strong><br />
Siamo una libera associazione culturale, si entra con un modulo di iscrizione</p>
<p><strong>E’ necessario sottoscrivere un patto col sangue?</strong><br />
Assolutamente no.  Il giuramento di fedeltà alla propria natura viene fatto esclusivamente da chi vuole intraprendere un percorso magico. Per percorso magico intendo l&#8217;opera con cui si può raggiungere il compimento del proprio vero volere. Bisogna considerare il pensiero magico, lo strumento con cui si riconosce e concepisce la propria natura, il proprio vero volere.</p>
<p><strong>Sono accetti anche minori nella vostra congregazione?</strong><br />
No, preferiamo che gli associati abbiano un&#8217;idea serena. I minorenni, pur avendo idee e sentimenti debbono ancora concretizzare uno stile proprio di vita. Non siamo l&#8217;Azione Cattolica che incorpora anche i bambini.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Credete nel paradiso e nell’inferno? Secondo voi cosa succede dopo la morte?</strong><br />
Bella domanda. Sono un materialista convinto, probabilmente la materia non ha una fine e anche l&#8217;energia è materia. Non credo però allo spirito, non è calcolabile con la logica e risiede nella fede. Quindi per come la vedo io non esistono paradiso e inferno.  Oltretutto non può esserci libertà se post mortem sappiamo di essere giudicati. La realtà è che l&#8217;inferno ed il paradiso sono strumenti di controllo sociale. Una volta il paradiso lo si poteva comprare se non sbaglio.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Quali sono i vostri capisaldi?</strong><br />
Il nostro sentimento, il nostro istinto, la nostra ragione, l&#8217;espressione, l&#8217;arte.<br />
<strong></strong></p>
<p><a href="http://biancoenero.blogdo.net/interviste/marco-dimitri-fondatore-e-presidente-della-setta-bambini-di-satana/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><strong>I simboli più forti in cui credete?</strong><br />
Hum.. il simbolismo è qualcosa che concretizza una logica, non un credo, una fede. L&#8217;associazione è rappresentata da un logo con una stella. La stella a cinque punte con due punte rivolte verso l&#8217;alto. Queste due punte rappresentano la bipolarità della vita, il bello e il brutto, il bianco e il nero ecc. La ragione è sempre qualcosa che nasce dal contrasto con queste due polarità. Anche per questo la figura caprina del Lucifero di Levi è rappresentata con la fiamma della conoscenza fra le due corna, in questo caso le due polarità. Però non dobbiamo credere nei simboli, piuttosto dobbiamo assaporarne la logica.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>I vostri strumenti?</strong><br />
Anche questi sono simbolismi, vanno presi per quello che vogliamo rappresentino, come la bacchetta che è il tramite attivo della volontà oppure la coppa che rappresenta la terra, la passività. Il primo strumento che usiamo è la contro-informazione comunque. L&#8217;aspetto rituale è una scelta a parte, un campo operativo in cui si esprime e sperimenta.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Si può instaurare un patto tra l’uomo ed il diavolo?</strong><br />
Certo che no. Il diavolo cattolico è una figura inventata per controllare le masse, probabilmente estrapolata da divinità greche come Pan, dio dell&#8217;istinto.<br />
Addirittura il dio del male, teologicamente non esiste, in nessuna parte della Bibbia. Se addirittura vagliamo il cristianesimo possiamo notare come l&#8217;uomo, secondo questa filosofia, sia un discendente di Adamo, quindi figlio del peccato, già appartenente a Satana, tanto è vero che il Cristo sarebbe venuto sulla terra per riaprire le porte del paradiso e convertire i figli di Satana a figli di Dio.<br />
Le celebri frasi del Cristo, almeno come affermano i vangeli: &#8220;Voi non siete del mondo&#8221;, &#8220;Voi siete di Satana padre vostro&#8221; fanno capire che l&#8217;uomo apparterrebbe già a Satana se non segue la disciplina cristiana rimane di Satana. Che senso avrebbe un patto? Il patto col Diavolo è un&#8217;accusa che usava l&#8217;Inquisizione per avere ragione sugli avversari politici.</p>
<p><strong>Cosa ci dice dell’anticristo?</strong><br />
Che il movimento stesso dell&#8217;universo è anticristiano, la materia si evolve caoticamente mangiando qualcos&#8217; altro. Tutto ciò che è splendore, gioia, vita, passione è anticristiano. La scienza è anticristiana, l&#8217;arte è anticristiana. A che servirebbe un anticristo?</p>
<p><strong>Cosa è la magia?</strong><br />
Essere al centro dell&#8217;universo ed esprimere la vita, apportare mutamenti tramite la propria vera volontà.</p>
<p><strong>Lei pratica magia?</strong><br />
Si, pratico, però la magia non ha colori, la magia è una soltanto perché uno è l&#8217;uomo e uno il mondo.</p>
<p><strong>In cosa consistono i riti?</strong><br />
Nel richiamare a livello conscio l&#8217;istinto primordiale, tramite questo percepire, esprimere.<br />
Si può fare magia anche se non si è in un tempio con spada e bacchetta.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>La donna che funzione ha nella vostra setta?</strong><br />
Siamo un&#8217;associazione non un gruppo chiuso. Non ci sono ruoli per donne o per uomini. Se si intende la donna in senso magico, nella cultura magica rappresenta la terra col suo moto ciclico di morte e rinascita.<strong><br />
</strong></p>
<p><strong>A chi rivolge il suo odio?</strong><br />
Alla disinformazione sistematica che ha devastato le menti dei cittadini.<br />
<strong><br />
Creda in una forma di amore?</strong><br />
Credo nell&#8217;amore quando nasce spontaneamente, ma non credo nelle forme preconfezionate d&#8217;amore.</p>
<p><strong>A chi rivolge il suo amore?</strong><br />
Io faccio sempre un gran casino fra amore e sesso, comunque l&#8217;ho sempre esternato nelle relazioni sentimentali.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Cosa ne pensa dell’esorcismo?</strong><br />
Penso che è terrorismo psicologico, allo scopo di controllare le devianze che non costituiscono un profitto alla religione cattolica.<br />
Persone, soprattutto adolescenti, vengono terrorizzate con questi rituali. Non dimentichiamo che le malattie psichiche producono disagi enormi alle persone. Difficilmente si accetta di essere malati quando si tratta di disturbi psichici. Non solo la schizofrenia può manifestare comportamenti scambiati per possessione, c&#8217;è anche il DAP (disturbo da attacchi di panico) che è diffusissimo, soprattutto fra i giovani, provoca una percezione alterata della realtà, depersonalizzazione, sensazione di morte imminente. Si percepisce questi sintomi come un&#8217;influenza esterna al proprio essere. La mancanza di informazione medica agevola l&#8217;operato di questi strani personaggi che sono gli esorcisti.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Lei è stato accusato di stupro, pedofilia ed omicidio rituale; un suo commento dopo il termine del processo e l’assoluzione? </strong><br />
Dopo quello che mi è successo sono ancora più convinto a continuare il mio operato.<br />
<strong><br />
Quale è la sua missione?</strong><br />
Conquistare il mondo? Più seriamente fare il possibile per riarticolare una cultura a favore dell&#8217;uomo.</p>
<p><strong>Papa Wojtyla parlò di scomunica per Bologna. Accadde per la presenza dei Bambini di Satana?</strong><br />
Non so a chi fosse riferito, comunque io ed un amico all&#8217;epoca chiedemmo ed ottenemmo d&#8217;essere sbattezzati. Ci rilasciarono una ricevuta in cui era scritto che la Curia Arcivescovile aveva preso atto del nostro cancellarci dalla fede cattolica.</p>
<p><strong>Un aggettivo per definire:</strong><br />
<strong>Il genocidio;</strong><br />
Nazista<br />
<strong>L’omosessualità;</strong><br />
Libertà<br />
<strong>L’Omicidio;</strong><br />
Follia<br />
<strong>Il suicidio;</strong><br />
Sentimento<br />
<strong>L’ignoranza;</strong><br />
Democrazia<br />
<strong>Crowley;</strong><br />
Irriverenza</p>
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		<title>Franco Califano: “Uomoartista” tutto attaccato. Ha il suo vocabolario e la sua filosofia ma non glie rompe al Maestro</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 22:36:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabiola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[Charles Aznavour; Georges Brassens; Renaud; Leo Ferrè]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Califano]]></category>
		<category><![CDATA[la mia libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Mina]]></category>
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<p><img class="alignnone" src="http://www.ilbiplanostudio.com/images/disco_piero/big/1981%20-%20Franco%20Califano%20-%20La%20Mia%20Liberta.jpg" alt="" width="250" height="250" /><br />
È stata una bella avventura incontrare telefonicamente il maestro Califano, non è stato facile ma alla fine sono riuscita a conquistare un po’ di Franco. Roberto, il suo agente, mi aveva dato appuntamento per le 19:15. “Il maestro registra un programma a Cinecittà. Durante la pausa, tra le 19:15 e le 19:30, la contatteremo noi per l’intervista” mi aveva detto. Per l’ora fissata sono in redazione. Il telefono è accanto a me, il registratore pure, sono le 19:15 ma il telefono non squilla… alle 19:30, il telefono non squilla ancora e neanche alle 19:45. Alle 20:00 vado via. “Va bene” penso “l’intervista è andata a monte. Libertà che ho nelle vene, libertà che mi appartiene. Vivo la vita così alla giornata con quello che dà e mi vado a fare un aperitivo”. Alle ore 20:15 mi trovo in uno dei caffè più sereni e très chic di Catania.</p>
<p>Sto per sorseggiare il mio negroni, ma il telefonino squilla… lo sapevo! È Roberto, che mi dice: “Ha tre quarti d’ora, da adesso, per intervistare Franco”. Cosa dovrei fare? Sono in un bar, lontana da un luogo tranquillo e se voglio fare l’intervista, mi sono concessi 45 minuti. Chiedo al cameriere, il permesso di mettere il viva voce per poter intervistare il Califfo. Mi viene concesso molto di più, la filodiffusione si spegne per registrare la telefonata, e per alcune persone, dipendenti del caffè, proprietario e clienti, la voce di Franco giunge lì, prima che qui. È inconfondibile la sua voce, la cadenza romana, e quel non so ché da… tutto il resto è noia.<br />
<img class="alignnone" src="http://www.pollanetsquad.it/asp/attori/img/O28_00.jpg" alt="" width="253" height="247" /><br />
<strong>Se dovesse definire con un aggettivo Franco Califano…</strong> Un uomoartista, tutto attaccato&#8230; direi. (Franco ha il suo vocabolario NdR) <span id="more-95"></span></p>
<p><strong>Perché?</strong> Io sono un uomo che va a cercare di rivivere le cose belle della vita e poi le riferisce all’artista, che sono sempre io, e a sua volta, le trascrive per gli altri.</p>
<p><strong>Cosa si nasconde dietro questa persona?</strong> Si nasconde, ah ah, il diavolo&#8230; e l’acqua santa. No, va bene, si nasconde una persona sensibile e romantica; bèh romantica non troppo, però sicuramente sono generoso, buono e coraggioso.</p>
<p><strong>Il brano “La mia libertà” riflette la sua personalità?</strong> La libertà è la parola più importante del mio vocabolario, come dico sempre. Per me è una canzone molto particolare!</p>
<p><strong>La vecchiaia può tangere il califfo?</strong> No, assolutamente no, non mi interessa proprio la vecchiaia. Neanche ne parlo mai, non fa parte del mio vocabolario.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Definizione di donna… </strong>Tutto, è tutto.</p>
<p><strong>Ha una compagna adesso?</strong> No &#8211; ride maliziosamente &#8211; no, ho delle amicizie, non una in particolare…</p>
<p><strong>Lei pensa che la frigidità non esista? </strong>Lo ha affermato più volte… Non esiste, è sempre colpa dell’uomo.</p>
<p><strong>Non esistono più uomini veri?</strong> &#8230; Sempre di meno, date le lamentele delle donne.</p>
<p><strong>Si definisce controcorrente?</strong> Si certo. Contro certe regole.</p>
<p><strong>Il miglior cantautore?</strong> I francesi: Charles Aznavour; Georges Brassens; Renaud; Leo Ferrè. Insomma questi.</p>
<p><strong>Lei come cantautore è diverso, non ha mai cantato la politica.</strong> No, io no &#8211; risponde stizzito -</p>
<p><strong>Ma perché?</strong> E perché devo cantare la politica? Perché prendere un giornale e poi trascrivere su una musica sette righe che leggo su un quotidiano. No, non mi interessa… sono canzoni che non lasciano traccia, ed infatti ho ragione.</p>
<p><strong>Che ricordo ha di Mina, che ha cantato sue canzoni?</strong> Con lei ho un rapporto di amicizia, mi piacerebbe vederla, ma so che è difficile.</p>
<p><strong>Quante donne ha avuto il califfo?</strong> Tante, tante, tante… &#8211; ride ancora malizioso &#8211; tante.</p>
<p><strong>La donna più bella?</strong> Non c’è una donna più bella. Le donne aumentano in bellezza, l’uomo ha un calo in questo senso. La donna più bella del mondo è quella che più delle altre, ti dà vibrazioni, più delle altre ti piace, ti fa sangue…</p>
<p><strong>Perché non ha mai voluto sposarsi?</strong> No ma, non è mai troppo tardi, si può sempre fare. Ritengo di essere maturo adesso per poter convivere con una donna.</p>
<p><strong>Parliamo del carcere, come è stata la sua esperienza?</strong> La mia esperienza &#8211; per la prima volta, mi appare contrariato &#8211; è nota a tutti. Ma come è stata? Positiva, tutte le brutte cose che si vivono, risultano essere poi esperienze positive.</p>
<p><strong>Lei ha promosso una serie di concerti in carcere, attraverso un associazione, perché?</strong> Perché so quello che si prova là dentro e so che magari una mia visita potrebbe fare piacere, potrebbe portare un po’ di umanità. Io mi sento uno di loro ed io parlo il loro stesso linguaggio.</p>
<p><strong>Lei ha una cattiva opinione dei giornalisti…</strong> L’avevo e ce l’ho ancora di alcuni. Ci sono quelli a cui rivolgo la mia stima ed il mio rispetto… e poi ci sono gli scribacchini, quelli non mi interessano.</p>
<p><strong>Secondo lei un giornalista può rovinare la vita di un uomo. E come… È accaduto per lei?</strong> Certamente a me hanno rallentato la carriera. Mi hanno danneggiato abbastanza; poi siccome i veri valori escono fuori e allora lì non c’è giornalismo che tenga.</p>
<p><strong>Rimpianti? </strong>No, niente e nessuno.<br />
È la mia ultima domanda per Franco, attraverso il telefono sento una campana e qualcuno che dice a Califano di andare in scena, sono trascorsi così i miei 45 minuti con Franco tra amore, noia, libertà e nessun aperitivo.</p>
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		<title>Donna nel corpo di un uomo “Vi racconto i miei 31 anni e la mia operazione per cambiare sesso&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2009 15:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabiola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Acireale]]></category>
		<category><![CDATA[drag queen]]></category>
		<category><![CDATA[gay]]></category>
		<category><![CDATA[operazione cambio sesso]]></category>
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		<description><![CDATA[Si tienes un hondo penar, piensa en mi. Si tienes ganas de llorar, piensa en mi… …Piensa en mi cuando sufras cuando llores también piensa en mi* Apro questo racconto con le parole di una dolce e triste ballata spagnola. Nutro la speranza di riuscire a rendere, a voi lettori, i sentimenti che si nascondono [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Si tienes un hondo penar, piensa en mi.<br />
Si tienes ganas de llorar, piensa en mi…<br />
…Piensa en mi<br />
cuando sufras<br />
cuando llores también piensa en mi*</p>
<p><a href="http://biancoenero.blogdo.net/interviste/donna-nel-corpo-di-un-uomo-%e2%80%9cvi-racconto-i-miei-31-anni-e-la-mia-operazione-per-cambiare-sesso/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Apro questo racconto con le parole di una dolce e triste ballata spagnola. Nutro la speranza di riuscire a rendere, a voi lettori, i sentimenti che si nascondono dietro la storia di Andrea (qui nome di fantasia). Saranno state le sue parole o i suoi caldi lineamenti latini a farmi venire in mente le ambientazioni di un film di Pedro Almodovar, in cui si raccontano storie di vita, di amore, di sofferenza e di speranza. Perché si, mia cara Andrea, io in te, vedo pure la speranza.<br />
C’era una volta ad Acireale in provincia di Catania, nel 1977, un neonato che viveva con la mamma e i due nonni. Il papà era in prigione e seppure questa mancanza fosse reale, quel bimbo crebbe amato e coccolato come il più bello dei gioielli.  “Dormivo nel letto con i miei nonni- ricorda Andrea con gli occhi che luccicano- ho vissuto con loro fino a 10 anni”.</p>
<p><span id="more-81"></span><br />
A cinque anni, quel bambino scoprì la sessualità “all’asilo guardavo gli altri ragazzini ed ero convinta di essere una femminuccia- mi spiega – pur avendo il pene, ho scoperto di essere un uomo solo nell’età dello sviluppo”. Andrea giocava con le bambine ed i nonni gli regalavano le barbies, una alla settimana. Voleva fare le pulizie a casa, ed i parenti non si stranivano di questo comportamento, non si ponevano troppe domande e comunque lo amavano così come era. Nel frattempo Andrea a 6 anni indossava i vestiti della mamma, convinta che da grande avrebbe dovuto vestire a quella maniera. Andrea si definisce uno sbaglio della natura: una donna nata nel corpo di un uomo. “I miei genitali non si sono neanche mai sviluppati” mi spiega.<br />
Se la sua prima infanzia era trascorsa nella spensieratezza, non fù lo stesso per gli anni a venire. Il papà, tornato a casa, non comprendeva quel figlio, “mio padre mi ignorava- rammenta -però non lo rimprovero per questo, do la colpa alla vita che ha vissuto, all’ignoranza…”. I bambini, alle elementari, sanno essere davvero cattivi, “Sei maschio o femmina?” glielo ripetevano fino allo sfinimento. Andrea, a scuola, dovette imparare a nascondersi. Lui, che voleva esprimere se stesso, doveva reprimere. A 14 anni, diede il suo primo bacio ad un uomo di 33 anni, sposato, “con determinati vizi”, sottolinea Andrea. Il primo rapporto completo fù a 19 anni “aspettavo il principe azzurro, ma non arrivava- mi racconta ridendo, la sua voce, però, è amareggiata -e mi diedi al primo che capitò, stanca di aspettare”. Le chiedo se si sia mai pentita di ciò che ha fatto, prontamente mi risponde di no, ma dopo una piccola pausa sembra ripensarci, ed in fondo, non si piange sul latte versato. Al liceo (artistico) Andrea visse un periodo migliore; poteva accennare, sul viso, il trucco ed ignorare i cattivi, di una piccola città, che ridevano alle sue spalle. Cominciò a frequentare le discoteche gay,  usciva vestito da uomo e rientrava a tarda notte da donna. Rispondeva agli annunci degli uomini sui giornali, a quei tempi non c’era internet, funzionava tutto con il fermo posta… Pur avendo il supporto della madre e delle zie, si rivelavano comunque inadeguate a fronteggiare la situazione di questo “ragazzo”.</p>
<p>E come ogni favola che si rispetti, ad un certo punto, Andrea incontrò due amici “I miei due angeli- dicce commossa -loro, mi hanno insegnato tutto” due ragazzi (Renato ed Alessandro anche questi, purtroppo nomi di fantasia) gay, che capirono subito la diversa situazione in cui si trovava Andrea, lei era una donna e come disse un giorno  Alessandro “doveva diventare una donna”. Si lasciava truccare da loro come una bambola, non tornavano a casa per giorni, a volte mesi, alla scoperta del mondo all’esterno, un mondo gay tanto ristretto da risultare persino a Catania (città del meridione che vanta il più alto numero di locali gay) squallido. Un ambiente, che agli occhi della nostra protagonista, appare misero, costruito su risentimenti che si trasformano in cattiveria gratuita verso il prossimo “si tratta di ghetti dove tutti si conoscono- spiega -cercano di farti del male, perché sono stati feriti dalla vita.</p>
<p>Le peggiori discriminazioni le ho forse vissute proprio tra coloro che avrebbero dovuto capirmi di più. E poi molti gay, disprezzano quelli come me. Fortunatamente, io, posso dire di aver incontrato anche delle persone che mi hanno amata e guidata, come Renato ed Alessandro”. Sono proprio loro che spingono Andrea a diventare una regina della notte, una drag queen. Contemporaneamente comincia anche la trasformazione fisica, Andrea assume sotto la guida di un endocrinologo gli ormoni, 2 grammi al giorno di estrogeni, compare un piccolo seno e la barba comincia a trasformarsi in peluria, anche grazie all’aiuto di cerette e laser. Andrea diventa una grande artista; tra piume di struzzo, paillettes, veli, cappelli brasiliani alti un metro pieni di frutta e fiori, calze dorate, trucco fosforescente e zeppe da 30 centimetri. Durante gli spettacoli gli uomini si innamorano di lei, convinti di trovarsi davanti una donna, le coppie litigano per gelosia. Andrea riceve le proposte più ambigue, molte coppie sposate le offrono menage a trois in cambio di un buon mantenimento, alcuni le chiedono anche di andare a vivere nella loro casa “certe cose le devi avere nel sangue- mi confida orgogliosa –io non ho avuto bisogno di vendermi per diventare quella che sono. L’operazione del cambio sesso è completamente gratuita… non è necessario battere”.</p>
<p>In questo periodo, Andrea matura sempre più la sua idea di diventare donna a tutti gli effetti, i soliti due amici e la mamma le cuciono i vestiti spettacolari, lei continua a somministrarsi ormoni, gli effetti collaterali non mancano: due ricoveri per colica renale (gli estrogeni attaccano i reni), sbalzi d’umore, crollo delle difese immunitarie, ritenzione idrica.<br />
Guadagna 300 euro a spettacolo. Vestita in un attillato abito di swarovski, interpreta Whitney Houston e vince un concorso regionale di drag queen, ma non le basta neanche questo. Il rapporto con gli uomini è disastroso, non è facile trovare il principe azzurro, questi principi la vogliono così: donna ma anche un po’ uomo. Lei, invece, vuole essere solo una donna per un uomo.  Nel 2002 comincia la terapia con lo psicologo, sono necessari due anni di analisi per poter far richiesta al tribunale del cambio sesso (la domanda viene presentata presso il tributale dove ha sede il richiedente). “E’ un continuo lavaggio del cervello” racconta, lo psicologo le chiede ad ogni seduta se è sicura di voler diventare donna e se è consapevole del fatto che non potrà avere figli una volta operata “mi dicevano così, e non sapevano che io ero già una donna”. Dopo numerose perizie psicologiche e mediche (al procedimento, che si svolge a porte chiuse partecipa il giudice, uno psicologo di parte con una dichiarazione giurata, uno psicologo nominato dal giudice ed un medico, di solito endocrinologo, anche lui nominato dal giudice) Andrea ottiene il permesso di potersi operare. Gli ospedali a cui si rivolge sono quelli di Trieste, Napoli e Roma.</p>
<p>La lista d’attesa per chi si opera con la mutua, può durare anche anni, la nostra, presenta domanda a Roma, ma il tempo trascorre inutilmente. Nel 2004 fa gli ultimi spettacoli, compra un biglietto per andare a Napoli e si mette anche qui in lista, non ritornerà più dalla Campania come uomo, ma come donna. Il suo intervento che ha ad oggetto la trasformazione del pene in vagina dura 5 ore. Sono necessari due mesi prima che Andrea possa essere dimessa dall’ospedale,  ha continue emorragie, problemi di cicatrizzazione e la paura che la neo vagina si richiuda, come spesso accade a chi si sottopone ad un tale intervento. Trascorre un mese in camera iperbarica. I primi tempi, è un inferno fare la pipì. La famiglia le sta accanto soltanto durante la prima settimana, è necessario far ritorno in Sicilia. “In quei giorni non mi sentii mai sola, dormivano con me la notte, le persone estranee, donne che si erano operate o persone che si trovavano in ospedale per far visita ad altri pazienti” racconta “mi davano i loro pigiami, certuni lavavano la mia biancheria”. Il seno Andrea lo ha rifatto a Roma, sempre grazie alla mutua, pochi mesi dopo. Trattandosi di un’operazione “terapeutica” le è stato realizzato un seno proporzionale alla sua corporatura (un metro e 75 per 68 Kg scarsi). Il pomo d’adamo si attenua grazie alla cura di ormoni, ma Andrea non ha mai avuto un grande pomo d’adamo.  A pagamento comunque si può intervenire chirurgicamente sia sulle corde vocali che sul pomo. Andrea fa ritorno a casa e malgrado siano necessarie ulteriori 8 operazioni ad anestesia locale per guarire completamente dalle emorragie che la perseguitano per più di 4 anni, non si pente mai. A maggio di quest’anno le comunicano, durante un controllo di routine, che ormai è guarita. Per tutta la vita, dovrà fare uso di ormoni ma non importa, perfino nei suoi documenti, attraverso procedimento di rettifica, è stato cambiato il suo sesso e il suo nome. Mi mostra il codice fiscale, fiera di avere scritto “sesso: F”. “Nel mio atto di nascita c’è scritto bambina” mi dice ridendo, proprio come una bimba. Andrea oggi è una vera principessa, una principessa che sogna il principe (forse non più azzurro), che vuole adottare dei figli a cui dirà la verità solo da adulti. Andrea desidera lavorare ma ad Acireale tutti la conoscono e tutti la deridono. Gli uomini non si innamorano di lei, ma non riescono a presentarla ai suoi genitori.</p>
<p>Non è facile trovare un lavoro, ma lei ci prova pronta a svolgere qualsiasi mansione. Mi trovo davanti questa bellissima fanciulla, molto più femminile di tante altre nate donne, ha gli occhi grandi i capelli lunghi, ricci e neri che le sfiorano i fianchi. Mi racconta che mentre mi raggiungeva in redazione persino l’autista di un autobus ha fermato il veicolo per chiederle se desiderasse un passaggio. Andrea è una principessa, ma è una principessa che non potrà mai sposarsi in chiesa. Gli unici documenti che non è riuscita a cambiare sono quelli richiesti per il matrimonio ecclesiastico, il certificato di battesimo, di comunione e di cresima. Ma che colpa ha lei, se è nata incastrata in un corpo che non le apparteneva? Questo, miei cari lettori, è un articolo al gusto di favola. C’è la principessa, ci sono i buoni, i cattivi e le magie che trasformano le cose…</p>
<p>*&#8221;Piensa en mi&#8221; di Luz Casal colonna sonora del film di Pedro Almodóvar  “Tacchi a Spillo” (1991)</p>
<p>Considerazioni di diritto ecclesiastico<br />
…Perché il matrimonio non è più finalizzato alla procreazione!<br />
In seguito al concilio Vaticano II che si è concluso ufficialmente nel 1965, la Chiesa ha accolto le rinnovate esigenze della società che naturalmente si evolve. Viene abbandonata l’antica concezione del matrimonio finalizzato al concepimento della prole (e conseguente educazione dei figli). L’unione, in seno al chiesa cattolica, viene definita come “intimae vitae et amoris coniugalis”. Nella nuova concezione, viene in primo piano proprio l’unione coniugale, chiaramente si realizza un capovolgimento della gerarchia dei fini del matrimonio. La chiesa vaticana colloca su uno stesso piano l’amore coniugale e l’educazione dei figli. Una tale interpretazione, alla base del matrimonio cattolico, appare  evidentemente in contrasto con il divieto, posto a tutti i transgender operati, di poter convolare a nozze secondo rito della Santa Chiesa Cattolica.</p>
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